Iveco chiude il 2025 con ricavi in calo del 7 per cento; Persson conferma i tempi per la cessione della Difesa e l’Opa di Tata

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Redazione Economia Redazione Economia   -   I tredici virgola quattro miliardi di euro di ricavi consolidati, quel sette per cento in meno rispetto all’esercizio precedente, raccontano solo una parte della fatica che Iveco Group ha attraversato nei dodici mesi appena conclusi. La casa torinese, che pure ha visto l’utile netto adjusted scendere a trecentododici milioni – erano cinquecentoventi nel 2024 – e il margine Ebit contrarsi dal sei virgola due al quattro virgola otto per cento, ha dovuto fare i conti con un mercato europeo dei veicoli commerciali leggeri e pesanti in decisa contrazione; a questo si è aggiunto il nodo del rallentamento produttivo nello stabilimento francese di Annonay, dove la ramp-up degli autobus ha accumulato ritardi che da soli hanno assorbito circa duecento milioni di euro di liquidità -1-7.

Olof Persson, amministratore delegato del gruppo – svedese, sessantun anni, una carriera costruita tra Volvo, ABB e Bombardier prima dell’approdo in Iveco nell’estate del 2024 – ha descritto l’anno come “sfidante” durante la conference call con gli analisti, una chiamata che peraltro non ha registrato domande da parte dei professionisti della finanza -3-9. E in effetti le domande, forse, non servivano: il mercato aveva già compreso che la mancata pubblicazione della guidance, quella previsione sulle performance future che gli investitori attendono, fosse la diretta conseguenza delle due operazioni straordinarie che stanno ridefinendo la fisionomia del gruppo. Da un lato la cessione del business Difesa, marchi IDV e ASTRA, a Leonardo per un valore di mille e settecento milioni; dall’altro l’offerta pubblica di acquisto volontaria lanciata da Tata Motors, che al prezzo di quattordici euro e dieci centesimi per azione porterà l’intero gruppo – Difesa esclusa, appunto – sotto il controllo della casa indiana -4-5-10.

Sono transazioni complesse, come le ha definite lo stesso Persson, e richiedono tempistiche che la società ha più volte ribadito. Il closing con Leonardo è atteso entro la fine di marzo, e per quella data il gruppo ha convocato ad Amsterdam un’assemblea straordinaria degli azionisti che dovrà deliberare sia sulla vendita sia sulla proposta – legata proprio al corrispettivo della cessione – di un dividendo straordinario compreso tra cinque e mezzo e sei euro per azione, il cui pagamento è previsto per aprile -1-4-10. Se la chiusura dell’operazione dovesse slittare, lo statuto olandese offre una via alternativa: la scissione del ramo Difesa in una nuova entità, IDV Group NV, le cui azioni verrebbero assegnate proporzionalmente ai soci e quotate su Euronext Milano -10.

Il peso delle scorte e il programma di efficienza

Il free cash flow delle attività industriali, negativo per centonove milioni dopo i duecentoquaranta positivi del 2024, è la spia più evidente delle difficoltà incontrate nella gestione del capitale circolante. Persson ha spiegato che le scorte, in particolare nella divisione Bus, hanno raggiunto livelli eccezionalmente alti anche per effetto dei componenti non arrivati dai fornitori e dei veicoli completati in ritardo, bloccati nei piazzali in attesa delle omologazioni o delle consegne finali. Il gruppo ha quindi accelerato il Programma di Efficienza, avviato già nei trimestri precedenti, con l’obiettivo di stringere i controlli sui magazzini e mantenere una disciplina ferrea sui costi operativi; un approccio che, nelle intenzioni, dovrebbe liberare risorse nel corso del 2026 man mano che i prodotti finiti lasceranno gli stabilimenti -1-8.

Sul fronte dei veicoli industriali, la business unit Truck ha cercato di bilanciare il mantenimento delle quote di mercato con una politica di prezzo che nei mezzi pesanti è rimasta stabile, mentre nei leggeri ha registrato una lieve flessione. L’introduzione del Model Year 2024 in Europa è ormai nella fase terminale, e l’andamento degli ordinativi ha mostrato segni di recupero nel secondo semestre, in particolare per i veicoli della gamma pesante. La divisione Powertrain, dal canto suo, ha beneficiato di una ripresa graduale delle consegne a clienti terzi a partire dall’estate, con un miglioramento del mix di prodotto e dei prezzi che ha parzialmente compensato il calo dei volumi -2-8.

Annonay, il nodo della produzione e i contratti parigini

Lo stabilimento di Annonay, nella Francia meridionale, è stato il vero tassello critico della divisione Bus. I ritardi nella salita produttiva, sommati alle difficoltà di alcuni fornitori, hanno impedito al gruppo di trasformare in ricavi un portafoglio ordini che rimane solido e che anzi si è arricchito, nello scorso autunno, di alcuni accordi quadro con Île-de-France Mobilités per la fornitura di fino a quattromila autobus a basse e zero emissioni, da consegnare tra il 2026 e il 2032 -8. Si tratta di commesse che garantiscono visibilità di lungo termine, ma che non hanno potuto nulla contro l’impatto negativo sul flusso di cassa registrato nei primi nove mesi. Le misure adottate, ha assicurato l’ad, sono già orientate a smaltire il backlog e a normalizzare il capitale circolante nel corso dell’esercizio in corso.

L’assenza degli analisti e il silenzio prima dell’opa

Che nella call nessuno abbia posto domande a Persson è un fatto che gli osservatori hanno interpretato come una forma di attesa, più che di disinteresse. L’operazione con Tata Motors – del valore complessivo di tre miliardi e ottocento milioni, tutta in contanti – è già stata benedetta dal socio di controllo Exor, che detiene il ventisette per cento delle azioni e il quarantatré per cento dei diritti di voto e si è impegnato irrevocabilmente a conferire la propria partecipazione -5. Il closing dell’offerta pubblica è previsto nel secondo trimestre, e da quel momento Iveco Group cesserà di essere quotata a Piazza Affari per operare come sussidiaria interamente controllata del costruttore indiano. Una transizione che, nelle parole del management, lascerà intatti il quartier generale di Torino, i marchi e l’impronta industriale, con un patto di due anni che vincola l’acquirente a non procedere a licenziamenti o chiusure di stabilimenti come conseguenza diretta dell’acquisizione -5.

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