Iveco chiude il 2025 in flessione, vendite a Tata e Leonardo nei tempi previsti

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il gruppo industriale torinese, attivo nella produzione di veicoli commerciali e industriali, ha archiviato l’esercizio 2025 con numeri in chiaroscuro, dove le ombre di un mercato europeo in contrazione prevalgono sulle pur timide luci provenienti dal Sud America. I ricavi consolidati si sono attestati a 13,4 miliardi di euro, facendo registrare un calo del 7 per cento rispetto ai 14,4 miliardi dell’anno precedente, un dato che gli analisti avevano già parzialmente messo in conto viste le difficoltà del settore -3-8. Più marcato il ridimensionamento della redditività: l’Ebit adjusted, depurato delle componenti straordinarie, è scivolato a 645 milioni dagli 892 milioni del 2024, con il margine sulle vendite che si è contratto dal 6,2 al 4,8 per cento. In termini di utile netto rettificato, il gruppo guidato da Olof Persson ha chiuso a 312 milioni, in forte discesa rispetto ai 520 milioni dell’anno precedente -4-7.

La dinamica dei mercati e la risposta gestionale

A pesare sui conti è stata principalmente la debacle del mercato europeo degli autocarri, con le vendite di Iveco in questo comparto calate del 21 per cento su base annua; un tonfo che è stato solo in parte compensato dalla crescita del 16 per cento registrata in Sud America, dove il gruppo ha anzi guadagnato terreno nei segmenti leggeri -4. Il settore Truck, che rappresenta la stragrande maggioranza dei ricavi, ha visto i propri ricavi netti diminuire dell'11,1 per cento, scendendo a 8,87 miliardi, mentre l'Ebit adjusted di questa divisione si è quasi dimezzato, passando da 560 a 325 milioni -8. Il settore Bus, pur in controtendenza sul fronte dei ricavi grazie a volumi superiori del 15,1 per cento, ha visto i propri margini erosi dai ritardi nell'avvio della produzione nello stabilimento francese di Annonay, un intoppo che ha assorbito gran parte dei benefici derivanti dall'aumento delle consegne -3-4.

Il flusso di cassa libero delle attività industriali, un indicatore attentamente monitorato dal mercato per valutarne la solidità finanziaria, è risultato negativo per 109 milioni, un netto peggioramento rispetto ai 240 milioni positivi del 2024 -8. L'amministratore delegato Olof Persson, nel commentare i risultati, ha sottolineato come la società abbia reagito con prontezza alle avversità, stringendo le maglie del controllo sulle scorte e accelerando il programma di efficienza interna, una strategia che ha permesso di mitigare – seppur non di annullare – l'impatto dei minori volumi e dei maggiori costi di prodotto -7-8.

Il percorso straordinario verso nuovi assetti societari

Parallelamente alla gestione operativa, il 2025 è stato un anno cruciale per la definizione del futuro perimetro aziendale. Le due operazioni straordinarie annunciate a luglio procedono secondo la tabella di marcia, senza scossoni apparenti. Per la cessione del business della Difesa, che comprende i veicoli blindati IDV e il marchio ASTRA, a Leonardo, il gruppo ha completato il carve-out societario e attende ora il via libera definitivo dalle autorità competenti, con la chiusura dell'operazione prevista entro la fine di marzo del 2026 -8. L'assemblea degli azionisti è stata convocata per il 25 marzo ad Amsterdam proprio per deliberare in merito a questa cessione -4.

Sull'altro fronte, quello dell'offerta pubblica di acquisto da parte del colosso indiano Tata Motors, il cronoprogramma indica il secondo trimestre del 2026 come finestra per il completamento dell'operazione, che porterà Iveco – escluse le attività della Difesa, appunto – a integrarsi in un nuovo campione globale dei veicoli commerciali -5-7. Il gruppo intanto continua a operare a regime, cercando di bilanciare la necessità di difendere le quote di mercato, specialmente nel segmento dei veicoli commerciali leggeri cabinati dove detiene una posizione di leadership, con una disciplina dei prezzi che non ha subito flessioni significative nell'ultima parte dell'anno -4-8.

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