A Piacenza, 500 lavoratori Astra-Iveco in bilico dopo la cessione a Tata e Leonardo
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
L’incertezza è tornata a pesare sugli operai dello stabilimento Astra-Iveco di Piacenza, dove circa 500 dipendenti si trovano davanti a un futuro ancora tutto da definire dopo la doppia cessione voluta dalla famiglia Elkann-Agnelli. Da una parte, il ramo civile è passato al colosso indiano Tata Motors, dall’altra, la divisione «Defence» è stata acquisita da Leonardo, in un’operazione che – secondo Cgil, Cisl e Uil – potrebbe aprire scenari di sviluppo, ma che richiede «massima attenzione» per evitare ricadute occupazionali.
Non è la prima volta che i lavoratori si trovano a fronteggiare l’instabilità: già a Brescia, dove Iveco impiega 1.650 persone su un totale di 16.000 in Italia, la notizia della vendita ha suscitato apprensione. Sebbene annunciata da tempo, l’operazione lascia molte domande aperte, soprattutto per l’indotto che ruota attorno a un marchio storico dell’industria italiana.
La cessione segna un altro capitolo nella progressiva dismissione di asset nazionali. Nata negli anni ’70 sotto l’egida della Fiat, Iveco è passata interamente in mani straniere, con Tata Motors che si aggiudica i veicoli commerciali e Leonardo-Rheinmetall la divisione militare. Un affare da 5,5 miliardi, interamente incassato da Exor, la holding degli Agnelli con sede fiscale in Olanda dal 2016. Soldi che, come sottolineano le critiche, non torneranno nel paese.




