Diego Ulissi conquista la maglia rosa, l’Italia torna in vetta dopo 1466 giorni
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Dopo quasi quattro anni, un italiano torna a vestire la maglia più ambita del ciclismo nazionale. A riuscirci è Diego Ulissi, toscano di Cecina, che al termine dell’ottava tappa del Giro d’Italia, tra Giulianova e Castelraimondo, ha scritto una pagina di storia personale e collettiva. Quella di oggi, lunga 197 chilometri attraverso gli Appennini, era una frazione ideale per i fuggitivi, e il corridore della UAE Emirates – intelligente, esperto, capace di leggere le corse come pochi – ha saputo cogliere l’attimo giusto.
La fuga decisiva, partita nelle prime ore di gara, ha resistito all’inerzia di un gruppo che, diviso tra troppi tentativi contrastanti, non è mai riuscito a organizzare un inseguimento efficace. «Quando settanta corridori vogliono provarci, spesso nessuno ci riesce», si potrebbe dire parafrasando le leggi della fisica. E così, mentre l’australiano Luke Plapp si aggiudicava la tappa, Ulissi – terzo allo sprint – centrava un obiettivo mai raggiunto in quindici anni di carriera: indossare la maglia rosa.
«Questa è il premio a un corridore che ha sempre dato il massimo», ha commentato Cordiano Dagnoni, presidente della Federciclismo, sottolineando come Ulissi sia stato «punto di riferimento» per il movimento italiano. Un riconoscimento che va oltre il risultato di un singolo giorno, perché racconta la storia di un atleta che, da enfant prodige a professionista navigato, ha saputo costruirsi un palmarès di vittorie senza mai perdere di vista i propri limiti.
Quella di Ulissi è una carriera fatta di coerenza, di adattamento, di quella capacità – rara – di trasformare il talento in longevità. Battezzato Diego Armando per la passione del padre verso il calcio, ha dimostrato di meritare un nome da predestinato. Oggi, a 35 anni, ha coronato un percorso che lo ha visto brillare in corse a tappe e classiche, ma che finora non gli aveva concesso di sfiorare il simbolo del primato al Giro. Domani, quando la indosserà nella sua Toscana, sarà l’apice di un “realismo magico” sportivo: un sogno che diventa realtà senza mai smettere di essere concretissimo.




