Blitz dell'Ice a casa di Ilhan Omar: indagine sui documenti di immigrazione
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Redazione Esteri
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Gli agenti dell'Homeland Security Investigations, il braccio investigativo del Dipartimento per la Sicurezza interna degli Stati Uniti, hanno eseguito un mandato di perquisizione autorizzato dall'autorità giudiziaria presso l'abitazione della deputata democratica del Minnesota Ilhan Omar nell'area di Washington. L'operazione, avvenuta nelle prime ore del mattino, rientra in un'indagine penale federale sulla documentazione relativa allo status di immigrata della parlamentare, documenti che secondo quanto riferito sarebbero stati compilati dal padre quando lei era ancora bambina.
La conferma del Dipartimento di Giustizia
Un portavoce del Dipartimento di Giustizia ha dichiarato che l'unità investigativa del Dipartimento per la Sicurezza Interna ha eseguito un mandato di perquisizione autorizzato dall'autorità giudiziaria e ottenuto dal Dipartimento di Giustizia, precisando che l'operazione fa parte di un'indagine federale in corso. Il mandato di perquisizione elenca una serie di potenziali reati legati all'immigrazione, tra cui false dichiarazioni e frode nella documentazione, oltre a un'accusa generale di cospirazione.
La perquisizione è stata oggetto di un lungo confronto tra i procuratori e il giudice federale che l'ha approvata, con la prima richiesta presentata oltre una settimana prima e autorizzata solo dopo una discussione sulle possibili questioni costituzionali legate al suo status di membro del Congresso.
La reazione della deputata
Omar ha definito l'operazione «un tentativo di colpire avversari politici e di usare le forze dell'ordine federali come arma». La deputata ha affermato che per dieci anni Donald Trump l'ha presa di mira con menzogne infondate e campagne diffamatorie, sostenendo che quella di lunedì rappresenta solo l'ultima escalation della sua campagna di intimidazione politica. «Non sarò messa a tacere», ha scritto sui social network.
La parlamentare, rieletta per la quarta volta nel 2024 con un margine di oltre cinquanta punti percentuali, è una delle prime due donne musulmane elette al Congresso e la prima rifugiata africana a diventare membro della Camera dei Rappresentanti.
Le accuse e le indagini precedenti
Le accuse contro Omar riguardano presunte irregolarità nella documentazione utilizzata per entrare negli Stati Uniti. Una delle contestazioni più ricorrenti, che la deputata ha sempre respinto definendole «menzogne disgustose», sostiene che avrebbe contratto matrimonio con un proprio fratello per agevolarne l'ingresso nel Paese. A.J.
Kern, ex candidata repubblicana nel Minnesota, ha dichiarato di aver ottenuto documenti che mettono in dubbio la validità della cittadinanza della deputata: secondo la sua ricostruzione, i servizi di cittadinanza e immigrazione non avrebbero trovato alcuna registrazione della naturalizzazione del padre di Omar, deceduto nel 2020. La deputata avrebbe acquisito la cittadinanza per derivazione attraverso il genitore, status che richiede la naturalizzazione del padre e la minore età della figlia al momento del giuramento.
La tempistica e le reazioni politiche
La perquisizione è avvenuta a poco più di tre settimane dalle elezioni di midterm del 3 novembre, quando la deputata è candidata per un quinto mandato biennale. Il Dipartimento di Giustizia ha storicamente evitato di compiere azioni investigative contro candidati politici entro circa sessanta giorni dal voto, una politica volta a scongiurare interferenze nel processo elettorale. Il governatore del Minnesota Tim Walz ha scritto che «il presidente Trump sta abusando del suo potere per perseguire avversari politici settimane prima di un'elezione».
Il Congressional Black Caucus ha diffuso una nota in cui definisce la perquisizione «una messinscena progettata per gettare sospetti sulla deputata e fabbricare un'apparenza di illecito alla vigilia delle elezioni di metà mandato». Tom Homan, responsabile della Casa Bianca per la gestione dei confini, ha confermato che il Dipartimento di Giustizia sta guidando l'indagine insieme al Dipartimento per la Sicurezza interna, declinando di discutere i dettagli specifici dell'inchiesta in corso.
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