Blitz dell’Homeland Security a casa di Ilhan Omar: si indaga sui documenti di immigrazione

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Gli agenti della Homeland Security Investigations, una divisione del Dipartimento per la Sicurezza Interna degli Stati Uniti, hanno perquisito all’alba l’abitazione della deputata democratica del Minnesota Ilhan Omar nell’area di Washington D.C. L’operazione rientra in un’indagine penale federale in corso. In una nota, il Dipartimento di Giustizia ha dichiarato che gli investigatori hanno eseguito un mandato di perquisizione autorizzato dall’autorità giudiziaria e ottenuto dal dipartimento stesso, senza fornire ulteriori dettagli sulla natura delle accuse.

Un mandato eseguito all’alba e il contenuto dell’indagine

Secondo quanto confermato dall’Associated Press, la perquisizione è stata condotta dagli uomini della Homeland Security Investigations, la divisione del Dhs che si occupa di indagini penali. Fonti giornalistiche statunitensi hanno riferito che gli accertamenti riguardano la documentazione relativa allo status di immigrata della deputata, in particolare alcuni moduli compilati dal padre quando Omar era ancora bambina. L’indagine, condotta dal Dipartimento di Giustizia insieme all’ufficio del procuratore federale di Minneapolis, andrebbe avanti da anni e verterebbe anche su ipotesi di frode.

I dettagli sulle accuse non sono stati chiariti dalle autorità.

La reazione della diretta interessata

Omar, che rappresenta il quinto distretto congressuale del Minnesota e che è in corsa per la rielezione, ha affidato alla rete sociale X la sua replica, definendo l’operazione «un tentativo di colpire gli avversari politici e di usare le forze dell’ordine federali come arma». «Per dieci anni Trump mi ha preso di mira con menzogne infondate e campagne diffamatorie. Questa è solo l’ultima escalation della sua campagna di intimidazione politica», ha scritto la deputata, aggiungendo: «Non sarò messa a tacere». Ha anche precisato di stare bene.

Il suo ufficio ha dichiarato che la congressista «non ha fatto nulla di male». Le accuse di frode immigratoria erano già state respinte in passato come «bugie disgustose».

Il quadro politico e la tempistica dell’operazione

La perquisizione è avvenuta a poco più di tre settimane dalle elezioni di midterm del 3 novembre, quando entrambi i rami del Congresso sono in gioco e i repubblicani difendono maggioranze risicate. Il Dipartimento di Giustizia ha da tempo una policy che vieta di programmare azioni investigative su candidati politici a ridosso del voto, in genere nei sessanta giorni precedenti.

Il rispetto di questa prassi è stato messo in discussione dai democratici, con il capogruppo alla Camera Hakeem Jeffries e altri leader che hanno parlato di «abuso di potere» e di «armamento corrotto» delle forze dell’ordine. Omar, prima donna musulmana eletta al Congresso insieme a Rashida Tlaib e prima rifugiata africana a ottenere un seggio, è da anni nel mirino degli attacchi di Donald Trump.

Il contesto degli attacchi e delle polemiche

Il presidente degli Stati Uniti, che non ha responsabilità dirette sull’inchiesta secondo quanto da lui stesso dichiarato, ha commentato l’operazione dicendo che le autorità federali «la stanno esaminando con molta attenzione», aggiungendo di averla sempre considerata «totalmente disonesta» e «una persona terribile», ma che la decisione spetta al Dipartimento di Giustizia. Il vicepresidente JD Vance aveva già accusato Omar di frode immigratoria senza fornire prove, mentre il segretario alla Sicurezza Interna Markwayne Mullin aveva parlato di un’«indagine in corso» e di sviluppi imminenti.

La deputata aveva definito l’ossessione di Trump nei suoi confronti «malsana e inquietante».

Il clima in Minnesota e le indagini in corso

L’operazione si inserisce in un contesto di forte tensione in Minnesota, dove nei mesi scorsi l’amministrazione ha condotto un’intensa repressione dell’immigrazione culminata in migliaia di arresti. Omar ha più volte denunciato il clima di ostilità alimentato dalla retorica presidenziale, mentre l’inchiesta federale proseguirà sotto la supervisione del Dipartimento di Giustizia. La deputata resta candidata alle elezioni del 3 novembre nel suo distretto, considerato sicuro per i democratici.

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