Glifosato e Roundup, la Corte Suprema Usa protegge Bayer dalle cause legali

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La Corte Suprema degli Stati Uniti, con una decisione che ha fatto segnare un rialzo record del titolo Bayer alla borsa di Francoforte, ha annullato il verdetto di una giuria che aveva riconosciuto un risarcimento di 1,25 milioni di dollari a un uomo del Missouri. Quest'ultimo aveva additato l'erbicida Roundup – prodotto dall'ex Monsanto e ora di proprietà del colosso tedesco – come la causa del linfoma non-Hodgkin di cui soffriva.

La sentenza, arrivata con 7 voti favorevoli e 2 contrari, stabilisce che la società non può essere citata per le accuse di mancata informazione sui rischi di cancro derivanti dal glifosato, principio attivo del diserbante, in virtù della prevalenza di una legge federale che rende non necessario tale avvertimento.

La vittoria in Corte Suprema e la reazione dei mercati

Le azioni Bayer hanno accelerato nettamente in scia alla notizia, segnando al momento un rialzo di oltre il 19%, il maggior guadagno intra-day da marzo 2003. Attorno alle 16,45 il titolo viaggiava a 46,40 euro, dopo aver toccato un picco di 47,50 euro, con un progresso giornaliero che non si vedeva da 23 anni. La decisione della Corte Suprema rappresenta una vittoria epocale per l'azienda tedesca, che nel corso degli anni ha dovuto affrontare migliaia di cause legali relative al Roundup, costate complessivamente più di 10 miliardi di dollari.

Il verdetto ribalta di fatto la giurisprudenza che si era creata a livello statale, dove numerosi giurì avevano riconosciuto un legame tra l'esposizione al glifosato e lo sviluppo di tumori.

La questione giuridica e l'acquisto di Monsanto

La sentenza, come anticipato, si basa su un conflitto tra le normative dei singoli Stati federati e la legge federale, che secondo la maggioranza dei giudici deve prevalere in materia di etichettatura e avvertenze sui prodotti chimici. Questo principio ha di fatto bloccato la strada a tutte le cause intentate da persone che sostenevano di aver sviluppato il linfoma non-Hodgkin a causa del diserbante, accusando il colosso (che ha acquistato Monsanto per oltre 60 miliardi di dollari) di non aver fornito adeguate avvertenze sui rischi del prodotto.

La sentenza, per quanto riguarda i casi futuri, impedisce che si ripetano scenari simili a quelli che hanno portato a risarcimenti milionari, chiudendo un'annosa battaglia legale che ha pesato come un macigno sul bilancio e sull'immagine della multinazionale.

Il lungo iter giudiziario sul glifosato

La vittoria in Corte Suprema segna una svolta decisiva per il gruppo farmaceutico e chimico tedesco, che da anni cercava di trovare una soluzione definitiva al contenzioso legato al glifosato. La decisione dei giudici non solo annulla il risarcimento danni concesso al cittadino del Missouri, ma potrebbe fungere da precedente per archiviare le migliaia di altre cause pendenti nei tribunali statali, dove erano state avanzate richieste simili.

L'iter giudiziario, che aveva visto alternarsi verdetti contrastanti tra giurie popolari e corti d'appello, si è quindi concluso con una pronuncia netta che dà ragione all'interpretazione della società, sostenendo che, in presenza di una chiara normativa federale, gli stati non possano imporre obblighi di etichettatura più stringenti per quanto riguarda i presunti rischi oncologici del prodotto.

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