Il giallo dell’oleodotto Tal a Tolmezzo tra accuse di sabotaggio e indagini dell’Antimafia
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Redazione Interno
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A distanza di qualche giorno dall’interruzione del flusso di greggio lungo il Transalpino, la vicenda che ha di fatto paralizzato per qualche tempo una delle principali arterie energetiche del continente resta avvolta in un alone di contraddizioni piuttosto che di certezze. Mentre i media tedeschi, tra cui i settimanali “Welt am Sonntag” e “Business Insider”, hanno rilanciato con insistenza la tesi di un atto doloso ai danni della rete elettrica – circostanza che avrebbe messo in ginocchio la fornitura di carburante verso la Baviera e il Baden-Württemberg – la società che gestisce l’infrastruttura, il gruppo Tal, ha prontamente opposto una smentita categorica, ridimensionando l’accaduto a un normale rallentamento tecnico.
L’ombra del sabotaggio e la replica dell’azienda
Secondo quanto ricostruito dalla stampa d’oltralpe, il disservizio, risalente alla fine di marzo, sarebbe riconducibile a un danno verificatosi a una stazione di pompaggio situata nei pressi di Terzo di Tolmezzo, in provincia di Udine. L’ipotesi più suggestiva, alimentata da fonti anonime ritenute vicine alle indagini, parla di un attacco mirato a un traliccio o a un cavo di alimentazione, un gesto che avrebbe costretto le raffinerie Miro di Karlsruhe e Bayernoil a vivere di scorte per circa tre giorni. Dall’altra parte, però, i vertici dell’oleodotto hanno spiegato che l’interruzione è stata determinata da “molteplici occorrenze, proprie e di terzi”, chiarendo in una nota ufficiale come fosse “non veritiera” qualsiasi informazione relativa ad azioni esterne contro gli impianti. Una difesa a oltranza della normalità, insomma, che fa però a cazzotti con il clima di tensione che si respira tra gli addetti ai lavori.
L’intervento della Dda e il ruolo dei carabinieri del Ros
A complicare ulteriormente il quadro, comunque, è arrivata la conferma di un’inchiesta formale. Nonostante i tentativi dell’azienda di spegnere l’allarme, fonti investigative hanno rivelato all’Ansa che la Direzione Distrettuale Antimafia di Trieste ha aperto un fascicolo in materia, avvalendosi della collaborazione tecnica del Ros dei carabinieri. Gli accertamenti, si legge nei rapporti, sono tesi ad approfondire le cause reali dell’interruzione della rete elettrica nei pressi di Tolmezzo, un segnale inequivocabile che per la magistratura l’ipotesi del guasto casuale non sia affatto l’unica pista da battere. D’altronde, la posta in gioco è altissima, se si considera che quell’oleodotto rifornisce quotidianamente una fetta consistente del fabbisogno petrolifero tedesco e austriaco.
Le conseguenze operative e l’attesa per gli sviluppi giudiziari
Intanto, a valle del guasto (o del presunto sabotaggio), le ripercussioni si sono fatte sentire eccome. Le petroliere in attesa nel golfo di Trieste sono aumentate a dismisura, e la stessa raffineria Miro ha dovuto attingere pesantemente alle proprie riserve strategiche per non interrompere la fornitura ai distributori. Se da un lato Tal parla di un banale “rallentamento” dovuto alla richiesta di Terna di riparare un traliccio a oltre dodici chilometri di distanza, dall’altro il silenzio delle procure e la segretezza degli atti investigativi lasciano spazio a più di un interrogativo. E mentre il presidente degli Stati Uniti, ormai stabilmente alla Casa Bianca da più di un anno, segue con distacco la questione, l’Europa si scopre ancora una volta vulnerabile proprio nei punti nevralgici della sua rete critica.




