Marc Márquez domina ad Aragón e scrive un altro capitolo della sua leggenda
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Redazione Sport
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Non c’è storia, non c’è rivalità che tenga: Marc Márquez, al Motorland di Aragón, ha firmato un weekend da antologia, aggiungendo un altro tassello alla sua carriera già straordinaria. Pole position, vittoria nella Sprint e trionfo nel Gran Premio, oltre al giro veloce in gara. Una tripletta perfetta, quella del Grand Chelem, che pochi nella storia della MotoGP possono vantare. «Ho gestito bene il vantaggio», ha commentato con quella freddezza che lo contraddistingue, quasi a sminuire l’ennesima prova di forza. Con 233 punti in classifica, il Cannibale non lascia spazio a interpretazioni: il mondiale è sempre più nelle sue mani.
Alex Márquez, suo fratello, ha confermato di essere ormai un pilota di primo piano. Un 9 meritato, non solo per il secondo posto in gara, ma per la capacità di reagire dopo una caduta nelle prove libere e per la freddezza mostrata negli duelli con Bagnaia. «Che pilota», si è detto in molti, e i numeri gli danno ragione: 201 punti, a soli 32 dal leader. Una distanza che, in questo momento, sembra incolmabile, ma che non sminuisce la sua crescita.
Francesco Bagnaia, invece, vive un campionato altalenante. Disastroso nella Sprint (un 4 senza appello), ha ritrovato parte della sicurezza in frenata nella gara principale, chiudendo con un 8 che gli vale un voto complessivo di 7. La pole e il giro veloce dimostrano che il talento c’è, ma i 140 punti in classifica parlano di un distacco che, ormai, rischia di diventare abissale.
Quella di Aragón è stata anche l’occasione per ripercorrere la storia degli Slam in MotoGP. Un club esclusivo, dove siedono nomi come Valentino Rossi e Casey Stoner, ma che ora vede Márquez primeggiare. Sette Grand Chelem in carriera (otto contando la Moto2), un dominio che non accenna a fermarsi.




