Inzaghi e l’Inter, un addio amaro tra scudetti mancati e l’ombra di Monaco
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Redazione Sport
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Quattro anni di Simone Inzaghi sulla panchina dell’Inter si chiudono con un bilancio che divide, tra chi vede in lui l’artefice di una squadra capace di competere in Europa e chi invece sottolinea le occasioni sprecate. La seconda stella, conquistata nella stagione 2023-24, non basta a cancellare il rimpianto per due scudetti sfumati all’ultima giornata, né tantomeno a riscattare l’umiliazione subita a Monaco di Baviera, dove il 5-0 inflitto dal Paris Saint-Germain ha segnato la peggior sconfitta in una finale di Champions League.
Luciano Moggi, sulle colonne di Libero, ha provato a smorzare le critiche, sostenendo che «chi attacca l’Inter dopo il ko col Psg non capisce nulla». Ma le parole dell’ex dirigente juventino suonano come una difesa d’ufficio, incapace di mitigare il senso di un’opportunità storica svanita. Quella notte a Monaco, più che una semplice sconfitta, è apparsa come la fine di un ciclo: Inzaghi, pur avendo portato la squadra a disputare due finali europee in quattro anni, lascia con l’amaro in bocca.
Stefano Agresti, ai microfoni di Radio Radio Lo Sport, ha definito la stagione «assolutamente negativa», ricordando che «ci sono partite che fanno la storia, e purtroppo questa è una di quelle». Il riferimento è chiaro: il tracollo contro il Psg peserà a lungo, non solo sul piano sportivo ma anche su quello economico. L’Inter, che aveva costruito il suo progetto su un equilibrio tra risultati e sostenibilità finanziaria, si ritrova ora a fare i conti con un’uscita di scena bruciante, sia in termini di immagine che di possibili ricadute sul mercato.




