Me contro Te, il sito va offline dopo il ricorso di Consumerismo: cosa contesta l’associazione

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   A cinque anni puoi credere che i tuoi personaggi preferiti siano davvero tuoi amici, che i loro consigli siano sempre disinteressati e che comprare lo zaino, il diario o il giocattolo con la loro faccia sia un modo per sentirti parte del loro mondo. È su questo terreno che si gioca la partita legale attorno ai Me contro Te, il duo formato da Luigi Calagna e Sofia Scalia, seguiti da milioni di bambini e reduci da un matrimonio-spettacolo celebrato a Milano davanti a migliaia di fan paganti.

Il ricorso di Consumerismo al Tribunale di Palermo

L’associazione Consumerismo No Profit ha depositato il 14 settembre 2026 un ricorso al Tribunale civile di Palermo, sezione specializzata in materia di impresa, contro Me Contro Te S.r.l., la società che gestisce il marchio della coppia. Si tratta di un’azione inibitoria collettiva con cui si chiede ai giudici di ordinare la cessazione di quelle che l’associazione definisce pratiche commerciali scorrette. Al centro delle contestazioni ci sono il sito web mecontrote.

It e l’app omonima, descritti come un ambiente di intrattenimento costruito per bambini e preadolescenti dove, senza alcuna separazione dai contenuti ludici, è collocata la sezione «Negozio» con l’invito «Vai allo shop!», che rimanda a uno storefront Amazon con link di affiliazione. Secondo Consumerismo, il menu principale ha tre sole voci e «Negozio» figura come prima. Prima di arrivare in tribunale, il 9 giugno l’associazione aveva segnalato le stesse criticità all’Antitrust, chiedendo anche la trasmissione dei profili privacy al Garante, senza ricevere risposta né correzioni.

Le accuse: pratica aggressiva, pubblicità occulta e privacy dei minori

Nel ricorso si contesta innanzitutto una pratica commerciale aggressiva, per l’esortazione diretta all’acquisto rivolta ai bambini, e una pratica ingannevole per omissione, legata alla mancanza di informazioni su chi sia il venditore effettivo, sulla natura affiliata del link e su condizioni di vendita, garanzia, recesso e assistenza. Viene poi ipotizzata una forma di pubblicità occulta, proprio per la commistione senza demarcazione tra intrattenimento e inviti commerciali.

Sul fronte della privacy, Consumerismo rileva l’assenza di verifica dell’età e del consenso genitoriale per gli under 14, mentre l’app dichiarerebbe di raccogliere i comportamenti dei giocatori e le preferenze di gioco dei bambini senza una valutazione d’impatto.

L’associazione chiede al tribunale di disporre l’adeguamento di sito e app entro 30 giorni, con la rimozione della dicitura «Vai allo shop!» dall’ambiente ludico o la sua segregazione dietro un filtro anagrafico, una separazione netta tra contenuti e pubblicità, informative riscritte in un linguaggio comprensibile ai bambini e un sistema di verifica dell’età con consenso genitoriale.

Il sito offline e la posizione di Consumerismo

Da lunedì 21 settembre il sito ufficiale dei Me contro Te risulta irraggiungibile. Chi prova ad accedere trova una schermata che parla di «interventi tecnici di aggiornamento e ottimizzazione», con la promessa di rendere nuovamente disponibile il portale nel più breve tempo possibile. Il blocco comprende anche lo shop online. La sospensione arriva sette giorni dopo il deposito del ricorso e mentre Calagna e Scalia si trovano in viaggio di nozze.

Il presidente di Consumerismo, Luigi Gabriele, ha commentato che «probabilmente la nostra azione li ha messi in una condizione di autotutela» e che «le tempistiche corrispondono». La prima udienza sul ricorso è fissata per il 18 dicembre a Palermo.

Un impero costruito in dieci anni

Dietro il contenzioso c’è un modello di business che ha trasformato una coppia di youtuber palermitani in un marchio multimilionario. Il canale YouTube ha superato i 7 milioni di iscritti, a cui si aggiungono 1,6 milioni di follower su Instagram e 3,5 milioni su TikTok. La società Me Contro Te S.r.l. ha chiuso il bilancio 2025 con un patrimonio netto salito a 29 milioni di euro, di cui 19 milioni rappresentati da immobili tra Milano e la Sicilia, e un utile di 1,8 milioni.

I ricavi delle vendite e delle prestazioni sono scesi da 4,3 a 2,5 milioni, ma la riduzione dei costi di produzione ha permesso alla coppia di mantenere la redditività. Nel corso degli anni i film della serie hanno superato complessivamente i 26 milioni di euro al box office italiano, mentre il merchandising, venduto anche attraverso il sito e lo shop ufficiale, resta uno dei pilastri del progetto. Ed è proprio su quel canale commerciale che si concentra l’azione legale.

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