La guerra “ruba” 500 euro dalle tasche dei vicentini. «E si rischia uno stipendio»
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Il conflitto in Medio Oriente, quello che ormai da mesi tiene il mondo col fiato sospeso, sta svuotando le tasche dei vicentini in maniera quasi silenziosa, ma inesorabile. Secondo i calcoli elaborati dal centro studi della Cisl, il semplice prolungarsi delle ostilità – e qui parliamo specificamente dell’area iraniana, dove gli scontri sono iniziati lo scorso febbraio – potrebbe tradursi, da qui a fine anno, in un vero e proprio salasso economico per ogni nucleo familiare. In cifre, si parla di circa 500 euro bruciati dall’inflazione, una somma che molti rischiano di sentirsi sottrarre come fosse una mensilità intera. Non si tratta di un'ipotesi remota, anzi: i primi tre mesi del 2026 hanno già mostrato la direzione del carro, con i prezzi trainati al rialzo in particolare da due voci di spesa che da sole pesano per quasi il 50% sul bilancio medio di una famiglia: i trasporti e l’energia.
Energia e carburanti, il nodo che strozza i consumi
È il binomio letale quello che lega il costo del petrolio alla stabilità del Golfo Persico. L’operazione militare congiunta di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, cominciata il 28 febbraio 2026, ha innescato una reazione a catena che secondo il Fondo monetario internazionale e l’Agenzia internazionale dell’energia potrebbe degenerare nella peggiore crisi energetica della storia recente. Il blocco navale dello Stretto di Hormuz, unito ai bombardamenti mirati sulle infrastrutture energetiche, ha minacciato alla radice tanto la produzione quanto il traffico di gas naturale e petrolio. Ne consegue una volatilità dei mercati senza precedenti, e la Cna lancia l’allarme senza mezzi termini: “Energia e caro carburanti mettono in ginocchio il mondo produttivo”. L’instabilità dello scenario internazionale, insomma, non resta confinata ai confini del teatro bellico, ma si riversa con violenza sulle tasche dei consumatori, a cominciare da quelli vicentini.
Lo spettro dello shock energetico e le preoccupazioni delle famiglie
Le previsioni, va detto, si fanno ogni giorno più complesse e persino la Banca Centrale Europea, di solito prudente nei pronostici, non esclude l’arrivo di uno shock energetico di ampia portata. È in questo clima di profonda incertezza che si inserisce il timore delle famiglie italiane, non solo per le bollette e i carburanti, ma anche per i generi alimentari. Un’indagine condotta da Eumetra, istituto di ricerca sociale e di marketing, ha rilevato livelli elevatissimi di preoccupazione tra gli italiani: la crisi energetica globale, alimentata dalle tensioni geopolitiche, sta generando ripercussioni tangibili anche nel nostro Paese. Allo stesso tempo, però, emerge una diffusa disponibilità ad adottare comportamenti più sostenibili – pensiamo al risparmio energetico o alla riduzione degli spostamenti superflui – seppur con differenze significative a seconda dell’area geografica, del genere e dell’età degli intervistati. Un dato, quest’ultimo, che rivela una consapevolezza crescente, anche se la spada di Damocle rimane il conto finale da pagare.
Un salasso che rischia di diventare strutturale
Quel che appare ormai chiaro, al di là delle cifre, è che la guerra in Iran non è solo un fatto di cronaca internazionale, ma una variabile economica che incide direttamente sul potere d’acquisto. Il rischio concreto, avvertono dalla Cisl, è che l’aumento dell’inflazione legato ai rincari energetici si mangi letteralmente uno stipendio entro la fine dell’anno. Per le famiglie di Vicenza e del resto del Veneto, regione tradizionalmente industriale e ad alta intensità di trasporti, la morsa è doppiamente stretta: da un lato i costi per muoversi, dall’altro le bollette per riscaldare le case o far funzionare gli elettrodomestici. Senza contare l’effetto domino sui beni alimentari, il cui prezzo lievita al ritmo del caro-carburante. Ed è proprio questa catena – guerra, blocco navale, rincari, inflazione – a trasformare un conflitto lontano in una questione quotidiana, fatta di sacrifici e rinunce.




