Il funerale di Sara Campanella: "L’amore non uccide, strazio inconsolabile"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   «L’amore non uccide, è assurdo», ripete l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, durante la cerimonia funebre di Sara Campanella, la studentessa ventiduenne uccisa a coltellate da Stefano Argentino, un collega universitario che non aveva accettato il suo rifiuto. Le parole che risuonano nella chiesa affollata sono sempre le stesse: «perché», «amore», «violenza». Concetti che, intrecciati, raccontano una storia di possesso e rabbia, di un uomo che ha trasformato l’ossessione in un gesto irreparabile.

Argentino, cinque anni più grande di Sara, aveva insistito per una relazione che lei, con quel garbo che tutti le riconoscevano, aveva più volte respinto. Un diniego che lui ha letto come un’offesa da lavare col sangue. Ma c’è un dettaglio, emerso nelle ultime ore, che complica ulteriormente il quadro: la data scelta per l’omicidio. Il 31 marzo, lo stesso giorno in cui, cinque anni prima, un altro femminicidio aveva sconvolto Messina, quello di Lorena Quaranta, studentessa di Medicina uccisa dal fidanzato.

Gli inquirenti, esaminando il telefono dell’assassino – già reo confesso – stanno verificando se si tratti di una macabra coincidenza o di un calcolo preciso. Un parallelismo che, se confermato, aggiungerebbe una dimensione ancora più agghiacciante al gesto di Argentino, quasi una sfida alla memoria di un’altra giovane donna spezzata dalla violenza maschile.

Intanto, tra le lacrime e il silenzio della cerimonia, emerge la voce di Cetty Zaccaria, la madre di Sara, che ha già un obiettivo preciso: portare la storia di sua figlia nelle scuole. Un progetto a cui il ministro Valditara ha già dato il suo assenso, perché sia monito e insegnamento. «Si vorrebbe solo stare in silenzio e piangere sommessamente un dolore indicibile», ha detto Lorefice, ma quel dolore, adesso, deve trasformarsi in qualcos’altro.

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