I campanelli d'allarme di Ramon Forcada su Marc Márquez: "Già al Sachsenring si vedevano cose strane"
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Redazione Sport
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Ramon Forcada è un'istituzione, un occhio esperto che in MotoGP vede cento cose mentre un occhio normale ne vede forse una o due. Così, dopo Pol Espargaro, è lo storico capotecnico di Jorge Lorenzo a dire la sua sulle discusse condizioni fisiche di Marc Márquez, gettando ulteriore benzina sul fuoco di un argomento che sta tenendo banco nel paddock e non solo.
Forcada, intervenuto nel podcast Duralavita di Lorenzo, ha rivelato di aver notato segnali preoccupanti già nel fine settimana del Sachsenring, ben prima del disastroso Gran Premio di Gran Bretagna che ha riportato all'attenzione generale i limiti fisici del campione spagnolo.
I segnali al Sachsenring e le parole di Silverstone
"I campanelli d'allarme suonavano al Sachsenring. Abbiamo notato cose specifiche che non sono normali per lui", ha spiegato Forcada, sottolineando come l'occhio allenato di chi ha passato decenni nel circus abbia colto delle anomalie nel comportamento del pilota della Ducati, proprio sulla pista che storicamente gli è più favorevole. Quelle stesse sensazioni sono poi state confermate con drammatica chiarezza a Silverstone, dove il rientro dalle vacanze estive si è trasformato in un incubo.
Marc Márquez, al termine della gara lunga, ha ammesso senza mezzi termini nel box Ducati: "La gomma era ok, io... il fisico non ero a posto, ho rischiato di cadere, non avevo il controllo del braccio destro". Una frase, pronunciata in un momento di schiettezza davanti alle telecamere di "Inside Ducati", che ha fatto immediatamente scattare l'allarme, sia per il contenuto che per il contesto in cui è stata resa pubblica.
Il dubbio sulla strategia Ducati
Proprio la circostanza che sia stata la stessa Ducati a mettere in mostra il proprio campione mentre ammetteva di non avere il controllo del braccio ha sollevato più di un interrogativo, come ha giustamente osservato Forcada, chiedendosi perché la Casa di Borgo Panigale abbia interesse a svelare le debolezze del suo pilota di punta. Una domanda che al momento rimane senza risposta, ma che alimenta le speculazioni su un eventuale malessere interno o su una precisa strategia comunicativa legata alle prestazioni e alle aspettative.
Di certo, le parole del nove volte campione del mondo hanno avuto un'eco notevole, anche perché arrivano dopo un'estate che avrebbe dovuto servire a recuperare energie e a consolidare i progressi fatti dopo l'ennesimo intervento chirurgico.
Un problema cronico e le parole di Forcada
Forcada, che aveva sperato in un recupero dopo la pausa, si è detto invece preoccupato per l'evoluzione della situazione. "E poi torna e vedi che non ha recuperato quello che avrebbe potuto recuperare. So che si è allenato duramente in palestra tutti i giorni, in moto, e oltre a prendersi una vacanza, si è preso cura di sé", ha osservato il tecnico, che si è poi spinto oltre nell'analisi, definendo la condizione ormai "cronica".
"Ti chiedi: beh, ora che è cronica, rimarrà così o continuerà il suo percorso di recupero? È preoccupante", ha concluso Forcada, mettendo in luce il nodo cruciale che attanaglia l'entourage di Márquez e la stessa Ducati. Il fisico del campione, messo a dura prova da una carriera di cadute e operazioni, sembra aver raggiunto un punto di non ritorno, dove la gestione del dolore e dei limiti diventa una variabile fissa, più che un ostacolo temporaneo da superare.
L'operazione di maggio e le prospettive
Il quadro clinico di Márquez è noto e complesso: a maggio 2026, in seguito all'incidente di Le Mans, il pilota si è sottoposto a una nuova operazione a Madrid per rimuovere una vite di un precedente intervento alla spalla destra che si era piegata, andando a toccare il nervo radiale. Un intervento delicato, che si aggiunge a una lunga lista di dieci operazioni subite tra il 2019 e il 2026, e che aveva l'obiettivo di restituire sensibilità e forza a un arto martoriato.
Eppure, come dimostra il week-end di Silverstone, il problema persiste e la capacità di controllare la moto nelle situazioni limite è ancora compromessa. Una condizione che costringe il pilota a gestire le energie e a scegliere i circuiti su cui attaccare, trasformando ogni gara in una scommessa contro i propri limiti, mentre il campionato prosegue e il tempo per recuperare il terreno perduto si fa sempre più esiguo.
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