Sayf nel carcere di Chiavari: esce “Il cielo in una stanza”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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È disponibile da oggi, 7 ottobre, “Il cielo in una stanza”, il documentario girato all’interno della Casa di Reclusione di Chiavari, in provincia di Genova, con la partecipazione di Sayf. Il progetto è scritto dal giornalista Claudio Cabona, che da anni conduce laboratori musicali negli istituti penitenziari, e diretto da Yuri Dellacasa. La pubblicazione è avvenuta sul canale YouTube dell’artista.
Un laboratorio musicale dietro le sbarre
Al centro del racconto c’è il ruolo della musica all’interno del carcere come occasione di riflessione, espressione e confronto. Sayf, rapper genovese di origini italo-tunisine, entra nell’istituto e partecipa a uno dei laboratori che la struttura promuove da tempo. Il format, curato da Cabona, prevede l’ascolto di canzoni insieme ai detenuti. Quello di Gino Paoli è il brano che, secondo l’autore, colpisce maggiormente chi si trova rinchiuso, perché parla di amore e di libertà.
La scelta di Sayf risponde a più criteri: la sua multiculturalità, il fatto che parli arabo, lingua di molti detenuti, e la sua sensibilità artistica. Il documentario dura venti minuti ed è stato girato in una sola giornata, con dodici ore di riprese.
Le parole dei detenuti sulla libertà
Nel corso dell’incontro, la riflessione sul concetto di libertà diventa il filo conduttore. Un detenuto la definisce così: «È come l’orizzonte: lo vedi da lontano, provi a raggiungerlo, ma non ci riesci mai pienamente». Un altro scrive su un foglio che la libertà è «un fuoco spento dentro di noi e si accende solo nel caso di negazione di essere o fare». C’è anche un giovane che, durante l’ora d’aria, improvvisa barre rap con un quaderno e una biro in mano. Sayf lo ascolta come farebbe con un collega, batte le mani per dargli il tempo e gli fa da seconda voce.
La distanza tra dentro e fuori, in quel momento, si annulla.
Il tributo a Gino Paoli e la presentazione a Marassi
Il documentario si chiude con un omaggio a Gino Paoli, autore del brano che dà il titolo al progetto. Sayf ne offre una personale interpretazione accompagnandosi con la tromba, strumento che suona fin da bambino. I figli di Paoli, Nicolò e Tommaso, hanno acconsentito all’utilizzo gratuito del titolo e della canzone. La presentazione si è tenuta il 6 ottobre al Teatro dell’Arca della casa circondariale di Genova Marassi, struttura che ospita il primo teatro costruito in Europa all’interno di un carcere dai detenuti stessi. Erano presenti, tra gli altri, la direttrice dell’istituto Paola Penco.
I proventi dei biglietti per la proiezione sono stati devoluti alla onlus “Il cuore di Federico”. Il progetto ha ricevuto il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo e si inserisce nell’ambito delle attività dell’associazione “Il Cuore di Federico”.
La musica come strumento di reinserimento
«Spero che questo progetto serva per far capire che laboratori come questo, la possibilità di creare, di fare arte, aiuta il reinserimento di queste persone nella società», ha spiegato Sayf. L’artista ha poi aggiunto: «Andare in galera non è la fine di una vita. È un’esperienza. L’occasione di imparare se si è sbagliato e andare avanti». Nel documentario, l’ascolto e la pratica musicale vengono presentati non come un mero svago, ma come un potente strumento educativo e riabilitativo, capace di far riflettere sul proprio vissuto, creare empatia e costruire connessioni.
La Casa di Reclusione di Chiavari, istituto maschile con una capienza regolamentare di 52 posti, ospita laboratori musicali e attività formative che rientrano in questo percorso.
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