Gheorghe Neagos, il senzatetto ucciso dalla betoniera a Milano: attraversa con il rosso e finisce sotto le ruote

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La betoniera ferma al semaforo riparte con il verde qualche minuto prima delle 17. È in quel momento che un uomo, proveniente dal lato opposto di corso Lodi, attraversa la strada in direzione Bacchiglione, lungo la carreggiata che da piazzale Corvetto porta verso il centro: c'è il rosso per i pedoni, ma forse pensa di farcela comunque. E invece finisce trascinato per alcuni metri sotto le ruote del mezzo pesante, senza lasciare margine di reazione al conducente.

Un dramma che si consuma in pochi secondi, sotto gli occhi di alcuni passanti, e che trasforma un normale pomeriggio di fine estate in una scena di dolore e sgomento.

La vittima, Gheorghe Neagos, 52 anni compiuti lo scorso 5 agosto, era un senza fissa dimora originario della Romania, conosciuto nella zona di Brenta come una persona tranquilla, che non dava mai fastidio a nessuno.

Al bar, tra i tavoli all'aperto, c'è chi lo ricordava con affetto: la barba lunga e i capelli grigi gli conferivano una vaga somiglianza con l'attore portoricano Benicio Del Toro, e alcuni avventori raccontano di avergli offerto più volte un caffè. La sua vita, segnata dalla strada, si è interrotta in un incidente che ha scosso il quartiere, lasciando un senso di impotenza e di rabbia.

La dinamica dell'impatto mortale

Sono le 16.58 quando la betoniera, guidata da un trentatreenne di origini marocchine, si rimette in movimento dopo aver atteso il verde all'incrocio tra corso Lodi e viale Bacchiglione. Il mezzo pesante, carico di calcestruzzo, viaggia a bassa velocità verso piazzale Lodi. Secondo la ricostruzione degli agenti della polizia locale, guidati dal comandante Gianluca Mirabelli, Neagos ha attraversato la strada in prossimità delle strisce pedonali, ma con il semaforo rosso per i pedoni.

Il conducente della betoniera non ha avuto il tempo di reagire: l'uomo è stato investito e trascinato per una decina di metri, fino a restare schiacciato sotto le ruote del camion. Sul luogo dell'incidente, i soccorritori del 118, giunti con ambulanza e automedica, hanno potuto solo constatare il decesso, coprendo il corpo con teli verdi e argentati appesi al telaio del mezzo, per sottrarlo alla vista dei curiosi e dei telefonini.

Le indagini e il fascicolo per omicidio stradale

La procura di Milano, con il pm Ilaria Perinu, ha aperto un fascicolo per omicidio stradale. L'autista della betoniera, sotto choc, è stato sottoposto all'alcoltest e ai test antidroga, che sono risultati negativi. Con ogni probabilità, come prassi in questi casi, verrà iscritto nel registro degli indagati, ma la sua posizione potrebbe essere archiviata se gli accertamenti confermeranno la dinamica emersa dalle prime testimonianze e dai rilievi.

Un testimone oculare ha già avallato la ricostruzione della polizia, e ulteriori conferme potrebbero arrivare dalle immagini delle telecamere di sorveglianza installate in quel tratto di corso Lodi, che saranno analizzate nei prossimi giorni. La strada, chiusa al traffico per permettere i rilievi, è stata riaperta poco dopo le 19, ma il ricordo di quella macchia di sangue sull'asfalto resterà a lungo nella memoria di chi ha assistito alla scena.

Una vita spezzata e la conta delle vittime della strada

Gheorghe Neagos si aggiunge a una lista purtroppo lunga e drammatica: è il ventunesimo incidente mortale a Milano nel 2026. Una scia di sangue che attraversa la città, coinvolgendo pedoni, ciclisti e automobilisti. Come lui, anche Laura Ghirardi, ciclista di 67 anni, era finita sotto un camion lo scorso 7 luglio: in quell'occasione fu fatale l'angolo cieco durante una svolta a destra. Incidenti che pongono interrogativi sulla sicurezza stradale e sulla convivenza tra mezzi pesanti e utenti deboli, in una metropoli sempre più congestionata.

La morte di Neagos, un uomo che viveva ai margini ma che la comunità aveva imparato a rispettare, aggiunge un ulteriore tassello a un mosaico di dolore che la città fatica a elaborare.

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