Milano, un altro senzatetto muore di freddo: è il terzo caso in pochi giorni
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Redazione Interno
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Il freddo pungente di questo gennaio, che non concede tregua, ha fatto un’altra vittima nella periferia di Milano. Un uomo senza dimora, di circa quarant’anni, è stato trovato senza vita questa mattina nel suo giaciglio sotto un cavalcavia di via Padova, all’altezza del civico 104, in una stradina laterale vicino al ponte della ferrovia. Alcuni passanti, intorno alle dieci e quaranta, hanno dato l’allarme, ma per l’uomo non c’era ormai più nulla da fare: gli operatori del 118, giunti sul posto con un’automedica e un’ambulanza, non hanno potuto che constatare il decesso, le cui cause più probabili – dato il contesto e la rigidità delle temperature – sono da ascrivere proprio all’esposizione al gelo. Sul luogo, come di prassi, sono intervenuti anche gli agenti della Polizia di Stato per le indagini di rito.
Una tragica sequenza che si ripete
Quello di via Padova non è, purtroppo, un episodio isolato, ma si inserisce in una serie drammatica che sta segnando l’inizio di questo anno. Si tratta infatti del terzo senzatetto trovato morto a Milano in pochi giorni, un bilancio che getta una luce cruda sull’emergenza abitativa e sociale, la quale si acuisce in modo letale durante le ondate di freddo più intenso. Già il 5 gennaio, un primo uomo senza dimora era stato trovato morto al capolinea della linea 3 della metropolitana; solo tre giorni dopo, l’8 gennaio, un altro decesso era avvenuto non lontano dalla stazione di Cadorna. A inizio dicembre, peraltro, era spirato in un parco un cinquantacinquenne originario dello Sri Lanka. Una conta di esistenze fragilissime, spezzate dalla marginalità e dagli elementi.
Il dato più ampio di un fenomeno nazionale
Questi casi recenti, per quanto tragici, rappresentano soltanto la punta più visibile e immediata di un iceberg ben più vasto. Secondo i dati raccolti dall’Osservatorio sulle Persone Senza Dimora, già lo scorso anno sono morte in Italia ventisette persone che vivevano in strada, un numero che, se da un lato fotografa una condizione di perenne vulnerabilità, dall’altro rischia di essere superato nell’attuale inverno, particolarmente rigido. Le strutture di accoglienza, nonostante gli sforzi di molti, faticano spesso a far fronte alla domanda, lasciando fuori qualcuno che, per scelta, per diffidenza o per mancanza di posti, continua a cercare riparo dove può, esponendosi a rischi estremi.
Le risposte e il quadro giudiziario
Ogni morte di questo tipo, oltre a rappresentare una perdita umana, apre automaticamente un fascicolo per accertarne le cause precise. Le indagini, condotte dalle autorità competenti, seguono il loro corso per escludere ogni altra ipotesi e ricostruire le ultime ore di vita della persona. Si tratta di procedimenti doverosi, sebbene il filo conduttore del gelo appaia, in circostanze simili, più che plausibile. La cronicità del fenomeno, d’altronde, impone una riflessione che vada oltre la sola emergenza climatica stagionale, chiamando in causa questioni strutturali di housing sociale e di sostegno agli individui più fragili, sui quali le amministrazioni locali e nazionali sono periodicamente chiamate a confrontarsi.




