Milano, trovato morto un senzatetto in viale Cassala: è la quinta vittima dal primo gennaio
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Redazione Interno
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Un uomo, la cui identità resta per il momento sconosciuta, è stato rinvenuto senza vita nella mattinata di ieri sotto la tettoia di un esercizio commerciale di viale Cassala. Gli agenti, intervenuti dopo la chiamata ai soccorsi, hanno constatato il decesso, avvenuto verosimilmente nelle ore notturne, senza riscontrare sul Corpo segni di violenza. L’uomo, la cui età è stimata tra i cinquant’anni e i sessanta, giaceva sul suo giaciglio, un ammasso di coperte e indumenti che costituiva, insieme al riparo offerto dalla pensilina, la sua unica difesa contro gli elementi. La presenza del clochard in quella zona, tra una palestra e un supermercato, era nota, come accade per molti di coloro che, invisibili ai più, abitano gli interstizi della città.
L'ipotesi del freddo e la serie tragica
La rigorosità delle temperature, che caratterizza da settimane il clima milanese, rappresenta la causa più probabile del decesso, come del resto è accaduto per gli altri quattro casi registrati dall’inizio dell’anno in diverse aree urbane, compresa quella adiacente alla Stazione Centrale solo quarantotto ore prima. Una sequenza che, nel giro di poche settimane, ha portato a cinque morti, accomunate dall’essere senza un riparo stabile quando il termometro è sceso oltre ogni limite sopportabile per un organismo umano già provato. Le forze dell’ordine, alle quali spetta ora il compito di risalire al nome della vittima, non hanno trovato documenti addosso a lei, circostanza che rende ancor più complessa e lenta la procedura di riconoscimento, lasciando in sospeso una vita di cui si conoscono, per ora, soltanto le tragiche coordinate finali.
La risposta dei volontari tra gli irriducibili della strada
Parallelamente a queste tragedie, che sembrano scandire un bollettino di guerra silenzioso, prende forma un’altra Milano, fatta di solidarietà spontanea e di impegno diretto. Gruppi di volontari, spesso autogestiti e nati dal basso, percorrono infatti le strade del centro e non solo, distribuendo ciò che può offrire un sollievo immediato: pasti caldi, indumenti pesanti, prodotti per l’igiene. Si muovono la sera, provenienti anche da quartieri periferici o da città vicine, organizzando punti di distribuzione fissi, come quello sotto la Madonnina del Duomo, o battendo i marciapiedi dove i cartoni, resi inospitali dalla pioggia e dall’umidità, continuano a essere l’unico giaciglio per molti. La loro azione, definita da alcuni una “missione”, cerca di tessere una rete di soccorso informale che supplisca, in qualche modo, alle carenze di un sistema formale messo a dura prova.
Il contesto di un'emergenza strutturale
I fatti di cronaca, per quanto raccontati con il necessario rispetto per le vittime e senza scivolare in dettagli macabri, sollevano interrogativi precisi su un’emergenza abitativa e sociale che appare strutturale, soprattutto nella stagione invernale. Le inchieste seguono il loro corso accertando le cause di ogni singolo decesso, ma la ripetizione dello stesso schema – il ritrovamento, l’assenza di documenti, l’ipotesi del freddo – delinea un fenomeno che va oltre la fatalità, indicando piuttosto una condizione di vulnerabilità estrema per chi vive ai margini. La stessa geografia di questi eventi, che non risparmia zone centrali e ad alto passaggio, dimostra come il problema sia diffuso e trasversale, celandosi a volte alla vista distratta dei cittadini ma esplodendo nella sua drammaticità quando ormai ogni intervento è vano.




