La morte di Tommaso a 10 anni e la disperazione del padre: l’incidente in via Zanica e la protesta per la strada maledetta

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il filo della speranza, sottile come quello che tiene un aquilone in aria nei pomeriggi di primavera, si è spezzato tra le mura bianche dell’ospedale Giovanni XXIII di Bergamo. Tommaso Nava, dieci anni, non ce l’ha fatta. Il suo corpo esile, che a giorni avrebbe ripreso il banco della quinta elementare tra i compagni e i quaderni nuovi, ha ceduto alle ferite riportate nello schianto di lunedì sera lungo via Zanica. Una strada che i residenti conoscono fin troppo bene, una provinciale che collega Bergamo ad Azzano San Paolo e che, ancora una volta, si tinge di nero.

Il bambino era in sella alla Ducati 916 guidata dal padre Diego, cinquantadue anni, dipendente della Abb Sace, e il loro destino si è incrociato con quello di un tir in uscita dall’azienda Elcograf. Un impatto violento, di quelli che non lasciano scampo, eppure per tutta la notte i medici hanno provato a cucire quel filo, a ricucire la vita del piccolo, prima che il respiro si fermasse per sempre.

L’incidente e l’ultimo viaggio in moto

Erano circa le 21 di lunedì quando la Ducati rossa ha percorso l’ultimo tratto di via Zanica. Padre e figlio, in sella a quella che per Tommaso era forse un’avventura, un momento di complicità prima del rientro a scuola, si sono trovati di fronte il camion che stava uscendo dal cancello della Elcograf. Le dinamiche precise sono ancora al vaglio degli inquirenti, che stanno raccogliendo le testimonianze e analizzando i rilievi per stabilire le responsabilità di un impatto che ha sconvolto l’intera provincia.

L’urto è stato frontale o quasi, tanto che la moto è rimasta accartocciata sull’asfalto e i due occupanti sono stati sbalzati via. Immediata la chiamata al 118, con le ambulanze che hanno raggiunto il luogo della tragedia in pochi minuti. Per Tommaso e Diego è scattata la corsa disperata verso il pronto soccorso del Giovanni XXIII, dove i sanitari hanno lavorato senza sosta per stabilizzare le loro condizioni. Ma per il piccolo, non c’è stato nulla da fare: le lesioni riportate al capo e agli organi interni si sono rivelate troppo gravi, e nella notte il cuore ha smesso di battere.

La lotta del padre Diego e l’amputazione della gamba

Mentre la notizia della morte di Tommaso si diffondeva come un'onda d'urto tra i parenti e i conoscenti, il padre Diego rimaneva aggrappato alla vita in una stanza del reparto di rianimazione. Le sue condizioni sono state da subito classificate come gravissime, con i medici che hanno combattuto per salvargli non solo la vita ma anche l’arto inferiore, seriamente compromesso nello schianto. Secondo le ultime informazioni, il rischio di amputazione della gamba è concreto e incombe come una seconda sentenza su una famiglia già devastata dal dolore.

Diego Nava, operaio specializzato alla Abb Sace, è conosciuto in zona come un uomo riservato e appassionato di moto, una passione che forse aveva trasmesso anche al piccolo Tommaso. I colleghi e gli amici, riuniti in queste ore attorno alla famiglia, descrivono un uomo devoto al figlio, che aveva costruito la sua vita attorno a quel ragazzino dagli occhi vispi e dal sorriso pronto.

Ora, il suo risveglio, se mai arriverà, sarà un risveglio amaro, un risveglio in un mondo che non avrà più il rumore dei passi di Tommaso, ma solo il silenzio di una stanza d'ospedale e il dolore di una gamba che forse non ci sarà più.

La protesta dei residenti e la maledizione di via Zanica

Il giorno dopo la tragedia, via Zanica si è risvegliata con il peso della rabbia e del lutto. Un gruppo di residenti si è ritrovato sui marciapiedi, oltre la cartoleria dove i bambini hanno fatto gli ultimi acquisti per la scuola, per dare voce a un’indignazione che covava da tempo. “Abito proprio qui e su questa strada ho fatto due incidenti in moto: è troppo pericolosa”, ha raccontato un giovane del posto, indicando il rettilineo che sembrava una pista ma che è diventato un camposanto.

La protesta non è nuova: i cittadini denunciano da anni la carenza di controlli e di misure di sicurezza su una provinciale che registra una media allarmante di schianti. Anche l’incrocio dei magazzini Le Matte, ad Azzano, è stato citato come un altro punto nero, teatro di numerosi incidenti nel corso degli ultimi anni. “Qui non si può più vivere”, ripetono le mamme, con gli occhi rossi di pianto, mentre guardano il punto esatto dell’asfalto dove lunedì sera la Ducati si è accartocciata.

La richiesta, ormai unanime, è quella di interventi strutturali: dossi, semafori intelligenti, riduzione dei limiti di velocità. Ma per Tommaso, per il suo sorriso che non tornerà più sui banchi di scuola, qualsiasi intervento arriverà troppo tardi.

L’indagine e la ricostruzione della tragedia

Le forze dell’ordine hanno aperto un fascicolo per ricostruire minuziosamente la dinamica dell’incidente. Gli agenti della polizia locale e i carabinieri hanno acquisito le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona e stanno ascoltando i testimoni presenti al momento dello schianto. L’obiettivo è capire se il tir, uscendo dall’azienda Elcograf, abbia ostruito la carreggiata in modo improvviso, o se la moto viaggiasse a una velocità tale da non permettere una frenata d’emergenza.

I rilievi sul manto stradale, con i segni di sbandamento e lo stato dei veicoli, saranno fondamentali per attribuire eventuali responsabilità penali. Al momento, il conducente del camion è sotto choc e sta collaborando con gli inquirenti, mentre l’intera comunità di Azzano San Paolo si stringe attorno alla famiglia Nava. Il dolore per la perdita di Tommaso si mescola alla paura e alla rabbia, in un clima che ricorda altre tragedie simili, altre vite spezzate su quella stessa strada che qualcuno ormai chiama “la strada della morte”.

La speranza di un miracolo per Diego si affievolisce di ora in ora, ma il suo corpo, martoriato, continua a lottare in quel letto d'ospedale, quasi a voler dimostrare che, anche se il filo si è spezzato per suo figlio, lui non è ancora pronto a mollare.

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