Brca, non tutte le mutazioni sono uguali: uno studio individua quelle più aggressive per il tumore al seno
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Redazione Salute
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La ricerca scientifica sul genoma umano compie un passo decisivo nella comprensione di uno dei fattori ereditari più noti nella genesi dei tumori. Un consorzio internazionale di ricercatori, coordinato da due atenei italiani, ha infatti stabilito che le alterazioni a carico dei geni Brca1 e Brca2, universalmente riconosciute come segnali di un rischio oncologico significativo, non presentano tutte la stessa pericolosità clinica. Lo studio, i cui esiti sono stati pubblicati sulla rivista Annals of Oncology, ha analizzato una coorte di pazienti giovani, con età inferiore ai quarant'anni, alle quali era stato diagnosticato un carcinoma mammario invasivo. L'analisi comparativa ha permesso di distinguere, all'interno dello spettro delle mutazioni conosciute, quelle che si associano a una prognosi più severa e a una minore aspettativa di sopravvivenza da altre il cui impatto sull'esito della malattia appare, invece, meno marcato.
La distinzione tra mutazioni "cattive" e meno impattanti
I risultati della ricerca, che ha coinvolto numerosi centri in una collaborazione battezzata BRCA BCY Collaboration, pongono le basi per una medicina sempre più personalizzata. Se è vero, come noto da tempo, che circa un quarto dei tumori ovarici e un decimo di quelli mammari riconoscono una causa ereditaria legata a queste mutazioni, ora si delinea un panorama più articolato. Non tutte le alterazioni genetiche, per quanto classificabili sotto la stessa sigla, conducono allo stesso decorso clinico. Alcune di esse, come evidenziato dai dati, si configurano come particolarmente aggressive, accelerando i processi patologici e rendendo la malattia più insidiosa fin dalle sue fasi iniziali. Altre, per contro, pur mantenendo un profilo di rischio elevato, sembrano concedere maggiori margini di intervento e controllo terapeutico.
Le basi molecolari della scoperta
Questa distinzione trova un possibile riscontro in studi di biologia molecolare che hanno preceduto la recente pubblicazione. Ricerche, come quella condotta dalla Hebrew University di Gerusalemme e apparsa su Cell Death & Disease, avevano già iniziato a mappare il terreno, dimostrando come il percorso verso la neoplasia nelle portatrici di mutazioni Brca non sia un evento improvviso. Al contrario, si tratta di un processo graduale che ha inizio anni prima della formazione di una massa tumorale clinicamente rilevabile, con alterazioni profonde del DNA che si accumulano silenziosamente nelle cellule mammarie apparentemente sane. È plausibile che la diversa natura e posizione della mutazione ereditaria possa influenzare la velocità e l'intensità di questo processo degenerativo latente, spiegando, almeno in parte, le differenze prognostiche osservate nello studio clinico.
Implicazioni per il percorso di cura
La ricaduta più immediata di questa scoperta riguarda la gestione clinica delle pazienti. La possibilità di distinguere, al momento della diagnosi genetica, tra una mutazione ad alto rischio e una a rischio intermedio potrebbe orientare scelte terapeutiche più mirate. Strategie di sorveglianza, tempi e modalità degli interventi chirurgici profilattici, così come l'approccio chemioterapico adiuvante potrebbero essere calibrati con una precisione finora impossibile. Si tratta di un'evoluzione concettuale importante, che sposta l'attenzione dalla mera presenza di una mutazione alla sua esatta caratterizzazione, riconoscendo che il destino biologico di una cellula è scritto non solo nel gene alterato, ma nel tipo specifico di errore che il suo DNA contiene.




