Tragedia in Alto Adige e in Valle d'Aosta, due scialpinisti perdono la vita travolti dalle valanghe
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Redazione Interno
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Una domenica di sangue sulle montagne italiane, con due distinti incidenti da valanga che hanno strappato la vita ad altrettanti scialpinisti, uno in Alto Adige e l’altro in Valle d’Aosta. Il primo tragico evento si è consumato nel comprensorio sciistico di Merano 2000, dove un uomo di cinquant’anni, residente in provincia di Bolzano e del quale non sono state ancora rese note le generalità, è stato sorpreso dalla furia della neve mentre probabilmente stava affrontando una delle sue escursioni. La slavina, staccatasi dal monte Plattinger nella zona di passo Missensteiner intorno alle 12.20, ha trascinato lo scialpinista per oltre trecento metri, seppellendolo sotto un considerevole strato di materiale nevoso; quando i soccorritori, dopo ore di ricerche, ne hanno individuato il Corpo, per lui non c’era ormai più nulla da fare, e i medici non hanno potuto che constatare il decesso, reso evidente peraltro dai gravissimi traumi riportati nell’impatto con il terreno e la massa gelata. La chiamata di allerta era partita da alcune persone che avevano assistito al distacco, consentendo così l’immediato dispiegamento di un’imponente macchina dei soccorsi che ha visto operare congiuntamente, e per diverse ore, i tecnici del Soccorso alpino e speleologico provenienti dalle stazioni di Merano, Lana e Sarentino, gli uomini del Soccorso alpino della Guardia di Finanza, unità cinofile specializzate nella ricerca di persone sotto valanga e due elicotteri, i quali hanno sorvolato l’area perlustrando il pendio con sistemi di localizzazione come il Recco, fondamentali per restringere il campo di ricerca prima dell’intervento con le sonde da parte delle squadre a terra -1-4-8.
Il dramma in Valle d’Aosta e la segnalazione della moglie
Parallelamente a quanto avvenuto in Alto Adige, un’altra tragedia ha avuto luogo sulle pendici della Becca di Nana, una montagna di tremila metri situata in Val d’Ayas, in Valle d’Aosta. Qui la dinamica del soccorso è stata differente, poiché a lanciare l’allarme, intorno alle 13.30, è stata la moglie dello scialpinista, la quale, non vedendolo fare ritorno a casa e non riuscendo a mettersi in contatto con lui, ha temuto il peggio e ha avvisato le autorità -2-3. L’allarme ha fatto immediatamente scattare le ricerche, coordinate dal Soccorso Alpino Valdostano con il supporto della Guardia di Finanza; il sorvolo della zona ha permesso di individuare con chiarezza il punto in cui si era verificato il distacco di una valanga dal fronte di circa un centinaio di metri, e proprio lì, sotto la neve, i soccorritori hanno poi localizzato e recuperato il senza vita dell’escursionista, la cui identità è stata successivamente affidata alle autorità per il riconoscimento ufficiale -5-7. L’uomo, partito in solitaria da Antagnod nella mattinata, era così finito vittima di una forza della natura implacabile, che non gli ha lasciato scampo nonostante l’intervento tempestivo dei tecnici una volta individuata l’area del seppellimento.
L’imponente operazione di soccorso tra i due versanti alpini
La complessità delle operazioni di soccorso, sia in Alto Adige che in Valle d’Aosta, ha richiesto l’impiego di decine di tecnici e di mezzi aerei, evidenziando ancora una volta come la tempestività nell’intervento sia un fattore cruciale, ma purtroppo non sempre sufficiente, in scenari tanto impervi e pericolosi. Nel comprensorio di Merano 2000, i soccorritori, il cui numero oscillava tra le cinquanta e le settanta unità, hanno dovuto scandagliare per ore un territorio vasto e complesso, partendo dalle tracce che conducevano alla zona del distacco per poi concentrare gli sforzi dove i rilevatori elettronici avevano segnalato la presenza di masse anomale -4. In Val d’Ayas, invece, la consapevolezza del mancato rientro ha portato a circoscrivere le ricerche all’itinerario che lo scialpinista avrebbe dovuto percorrere, portando rapidamente all’individuazione del punto esatto della valanga e, purtroppo, del dell’uomo, che i militari del Soccorso alpino di Cervinia hanno poi provveduto a recuperare e a trasportare a valle con l’elicottero -7-10.
Una domenica di sangue sulle montagne italiane
Due episodi distinti, accaduti a poche ore di distanza l’uno dall’altro e a centinaia di chilometri di distanza, che gettano una luce cupa su questa domenica di fine febbraio e che riportano drammaticamente alla ribalta il tema della sicurezza in montagna, specialmente in un periodo dell’anno in cui il manto nevoso, dopo abbondanti precipitazioni, può presentarsi particolarmente instabile e insidioso -8. Le operazioni di soccorso, pur condotte con professionalità e con l’ausilio di tutte le tecnologie disponibili, dalle sonde ai dispositivi Recco, si sono concluse in entrambi i casi con l’amara constatazione che per i due scialpinisti non c’era ormai più nulla da fare, lasciando i soccorritori, e i familiari delle vittime, con il peso di una tragedia immane e silenziosa, consumatasi nel bianco candore di quei luoghi che tanto amavano. Mentre in Trentino, intanto, altre squadre erano mobilitate per la ricerca di due scialpinisti travolti da un’ulteriore valanga nell’area delle Torri del Vajolet, segno di una giornata funestata da una pericolosità nevomrosa diffusa su gran parte dell’arco alpino -8.




