Fine vita, il ddl centralizza le decisioni tra dubbi e tensioni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre il disegno di legge sul fine vita avanza in Senato, con l’obiettivo di essere discusso in aula entro il 17 luglio, crescono le perplessità sull’impianto normativo che assegna a un unico organismo – il Comitato Nazionale di Valutazione – il compito di esaminare le richieste di suicidio medicalmente assistito. La scelta, che concentra ogni decisione in un’istituzione centrale, solleva interrogativi riguardo all’effettiva imparzialità delle valutazioni, soprattutto in un contesto già segnato da divergenze tra governo e Regioni.

La Toscana, unica ad aver legiferato in materia, non esclude un nuovo ricorso alla Corte Costituzionale qualora alcuni punti del testo non venissero modificati. Già lo scontro tra governo e Regione aveva portato l’esecutivo a impugnare davanti alla Consulta la normativa regionale, ritenuta in contrasto con le competenze statali. Ora, mentre il ddl procede in Parlamento, resta aperta la possibilità di un ulteriore braccio di ferro istituzionale.

Intanto, l’Associazione Luca Coscioni ha superato in una sola settimana l’80% delle firme necessarie per la sua proposta di legge popolare, dimostrando una sensibilità diffusa sul tema. Ad Asti, dove tre anni fa erano state raccolte tremila adesioni per una campagna analoga, l’attuale mobilitazione conferma l’interesse crescente verso una regolamentazione più ampia.

D’altronde, secondo un’indagine del Consiglio Nazionale Forense, il 77% degli avvocati under 44 sostiene l’esigenza di una legge chiara, mentre il 31% si dichiara favorevole anche all’eutanasia attiva. Un dato che riflette l’evoluzione del dibattito, sempre più orientato verso l’ampliamento delle tutele per chi chiede di porre fine alle proprie sofferenze.

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