Flotilla, gli attivisti pro-Pal ai funerali di Khamenei: «Vi aiuteremo a mantenere questa rivoluzione»

Flotilla, gli attivisti pro-Pal ai funerali di Khamenei: «Vi aiuteremo a mantenere questa rivoluzione»
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   «Vi aiuteremo a mantenere questa rivoluzione». Con queste parole, pronunciate davanti ai sostenitori della Repubblica islamica riuniti per i funerali di Ali Khamenei, l'attivista brasiliana Lisi Proença ha acceso un acceso dibattito internazionale. La dichiarazione, diffusa in un video pubblicato sul suo profilo Instagram, si inserisce in una cornice ben più ampia: la presenza a Teheran di tre figure note per essere legate alla Global Sumud Flotilla, la missione internazionale che lo scorso maggio aveva tentato di forzare il blocco navale israeliano per raggiungere Gaza.

Insieme a Proença, a compiere il viaggio nella capitale iraniana in occasione delle esequie della Guida Suprema, c'erano l'irlandese Tadhg Hickey e l'avvocata brasiliana Ariadne Teles, tutti accomunati dal loro attivismo a sostegno della causa palestinese.

«Il Sud globale metterà fine all'imperialismo americano»

Il messaggio lanciato dai tre attivisti è andato ben oltre la semplice partecipazione a un evento funebre, per quanto di rilevanza storica. Nel video, Proença non si limita a porgere le condoglianze, ma si spinge fino a promettere un impegno attivo per il futuro del regime: «Diteci di cosa avete bisogno. Tornerò in Brasile con molte cose da mettere in azione». Il suo intervento, così come quelli dei compagni di viaggio, ha assunto i contorni di una chiara presa di posizione politica.

«Il Sud globale, unito, metterà fine all'imperialismo americano», ha aggiunto, inquadrando la visita come un atto di solidarietà geopolitica contro gli Stati Uniti. Hickey, da parte sua, ha definito l'Iran «il centro dell'anti-imperialismo», sostenendo che le questioni interne del Paese debbano essere risolte senza interferenze occidentali.

Khamenei paragonato a Che Guevara e Castro

Le dichiarazioni più sorprendenti sono giunte da Ariadne Teles, che ha raccontato di aver completamente ribaltato la sua percezione del Paese dopo il viaggio: «Prima di arrivare qui conoscevo l'Iran solo attraverso i media occidentali. Ho trovato una realtà completamente diversa. La gente ha amato e sostenuto Khamenei». La rappresentazione della Guida Suprema e della rivoluzione iraniana è stata spinta fino al paragone con figure iconiche della sinistra rivoluzionaria, un'accostamento destinato a sollevare polemiche.

«È come Fidel Castro, Che Guevara, Thomas Sankara», ha dichiarato la Teles, dipingendo Khamenei come un leader che ha guidato il suo popolo verso la libertà. L'uccisione della Guida Suprema, secondo Proença, è stata liquidata come «un atto di imperialismo» e come propaganda occidentale per far credere che il regime fosse sul punto di collassare.

La Flotilla prende le distanze: «Nessuna delegazione ufficiale»

Di fronte alla diffusione delle immagini e alle crescenti critiche, la Global Sumud Flotilla ha cercato di prendere le distanze dalla vicenda. Interpellata, l'organizzazione ha precisato di non aver inviato alcuna delegazione ufficiale a Teheran per i funerali dell'Ayatollah Khamenei. «Eventuali partecipanti o organizzatori che vi hanno preso parte lo hanno fatto a titolo personale», ha chiarito il Comitato direttivo, una ricostruzione confermata dalla stessa Lisi Proença.

La precisazione, sebbene formale, solleva interrogativi sul confine tra l'iniziativa individuale e l'immagine pubblica di un movimento che ha fatto della solidarietà alla popolazione di Gaza la sua bandiera. La presenza ai funerali e le dichiarazioni rilasciate in quella sede rischiano di offuscare la missione umanitaria della Flotilla, associandola ideologicamente a un regime spesso accusato di gravi violazioni dei diritti umani.

Un'ombra sulla missione umanitaria

La scelta di Proença, Hickey e Teles di partecipare alle celebrazioni per Khamenei, trasformandole in una piattaforma per diffondere un messaggio politico antioccidentale, ha inevitabilmente innescato un dibattito sulla natura delle loro rivendicazioni. Figure che erano state innalzate a simbolo della resistenza umanitaria contro Israele si sono ritrovate a rendere omaggio a una teocrazia che reprime il dissenso e limita le libertà fondamentali.

L'evento a cui hanno preso parte, un panel intitolato «Who Is Khamenei?», era esplicitamente finalizzato a costruire una narrazione internazionale favorevole al regime proprio nel momento del suo massimo sforzo propagandistico. Questo cortocircuito ha generato imbarazzo non solo tra i sostenitori della causa palestinese, ma ha offerto spunti critici alla politica italiana, dove il caso è stato sollevato come esempio di una deriva ideologica che accomunerebbe alcuni ambienti della sinistra radicale al fondamentalismo islamico.

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