La Cassazione annulla l’ultima accusa a Luca Claudio: cade il reato di abuso d’ufficio
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Una coincidenza temporale ha fatto sì che la sentenza della Corte costituzionale, che ha dichiarato legittima l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio, trovasse immediata applicazione in un caso giudiziario che riguarda l’ex sindaco di Abano Terme, Luca Claudio. La Cassazione, depositando le motivazioni nei giorni scorsi, ha infatti archiviato l’ultima pendenza a suo carico, legata a una controversia urbanistica risalente agli anni della sua amministrazione.
La vicenda, che per anni aveva tenuto banco nelle aule dei tribunali, riguardava una disputa su una piccola strada privata tra un albergo e una famiglia, finita più volte sotto la lente della magistratura per presunti vizi procedurali. Con l’annullamento dell’ultima imputazione, basata proprio sul delitto di abuso d’ufficio, si chiude definitivamente un capitolo giudiziario che aveva accompagnato Claudio anche dopo la fine del suo mandato.
La decisione della Consulta, arrivata giovedì scorso, ha respinto i dubbi di incostituzionalità sollevati da quattordici autorità giudiziarie, tra cui la stessa Cassazione. I giudici costituzionali hanno stabilito che l’abrogazione del reato – voluta dal ministro della Giustizia Nordio nell’agosto 2023 – non viola la Convenzione Onu contro la corruzione, poiché il testo internazionale non impone agli Stati di mantenere specificamente questa fattispecie penale.
La legge Nordio, al centro di aspre polemiche al momento della sua approvazione, era stata criticata dall’opposizione, che l’aveva definita un "regalo ai corrotti". Tuttavia, l’abolizione dell’abuso d’ufficio aveva raccolto consensi trasversali, incluso quello di molti amministratori locali, anche di area progressista, i quali da anni segnalavano come il reato fosse spesso strumentalizzato in cause pretestuose.




