Identificare i farmaci con gli “avatar”: la sfida europea sul tumore alla prostata guidata da Candiolo
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Redazione Salute
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Identificare strategie innovative per arrestare l’avanzata del tumore alla prostata e, aspetto cruciale, predire con precisione quale trattamento sarà efficace per ciascun individuo: è questa la duplice finalità del progetto internazionale Metapro, che mira a trasformare l’approccio terapeutico verso una delle neoplasie più frequenti nella popolazione maschile. La guida del consorzio, che vede la partecipazione attiva di associazioni di pazienti come Europa Uomo, è stata affidata all’Irccs di Candiolo, istituto che si è aggiudicato i fondi del bando europeo EP PerMed Joint Transnational Call 2025, un riconoscimento che sottolinea il valore della proposta scientifica presentata.
La sfida della resistenza e la medicina personalizzata
Sebbene spesso affrontabile con successo nelle sue fasi iniziali, il tumore alla prostata può sviluppare, nel corso della malattia, una resistenza alle terapie standard, un fenomeno che rappresenta uno degli ostacoli maggiori nella pratica clinica e rende indispensabile lo sviluppo di soluzioni mirate. Per questo, il progetto Metapro si concentrerà sulla creazione di modelli predittivi, i cosiddetti “avatar” del paziente, che non sono altro che organoidi, ovvero mini-tumori coltivati in laboratorio a partire da cellule del malato. Questi modelli, riproducendo le caratteristiche specifiche della neoplasia, consentiranno di testare in vitro l’efficacia di diversi farmaci, aprendo la strada a una selezione terapeutica davvero personalizzata.
Il metodo degli organoidi e la collaborazione internazionale
La metodologia degli organoidi, che costituisce il cuore tecnologico della ricerca, permette di bypassare la fase di sperimentazione diretta sul paziente per una prima valutazione della risposta ai trattamenti, un passaggio che, oltre a ridurre potenziali effetti collaterali indesiderati, accelera notevolmente il processo di identificazione della terapia più adatta. Il consorzio, che unisce competenze dall’Italia, dalla Finlandia, dalla Germania e dal Regno Unito, punta a validare questo approccio, analizzando i meccanismi biologici che portano alla progressione tumorale e alla resistenza ai farmaci. L’obiettivo ultimo, infatti, non è solo scegliere la cura esistente più efficace, ma individuare nuovi target molecolari per sviluppare in futuro farmaci ancor più precisi.
L’impatto sulla pratica clinica
La rilevanza di questa linea di ricerca è accentuata dall’epidemiologia del tumore alla prostata, che in Italia fa registrare annualmente decine di migliaia di nuove diagnosi, una cifra che ne conferma la grande diffusione. La possibilità di disporre di uno strumento predittivo come gli organoidi-avatar potrebbe quindi rivoluzionare il percorso di cura, trasformando la scelta terapeutica da un processo spesso empirico in una decisione basata su evidenze solide e specifiche. Il lavoro coordinato da Candiolo, inquadrandosi nel più ampio panorama della medicina di precisione sostenuta dai programmi europei, rappresenta dunque un passo concreto verso quella personalizzazione delle cure che costituisce ormai il nuovo orizzonte dell’oncologia moderna.
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