Auto ibride cinesi in Europa, Bruxelles valuta nuove misure
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Redazione Economia
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Le auto ibride cinesi stanno aumentando rapidamente la loro presenza sul mercato europeo e Bruxelles valuta nuove misure per affrontare la crescita dei costruttori asiatici. Il fenomeno, evidenziato dal Guardian, riguarda in particolare l’espansione delle vetture full hybrid prodotte in Cina, che negli ultimi anni hanno registrato una crescita molto forte nelle vendite all’interno dell’Unione Europea.
La crescita dei modelli cinesi nel mercato europeo
Il cambiamento riguarda un segmento dell’automotive che fino a pochi anni fa aveva una presenza marginale. Nel 2022 nell’Unione Europea erano state immatricolate appena 659 auto full hybrid prodotte in Cina, mentre oggi i costruttori di Pechino stanno aumentando la loro capacità di distribuzione e puntano a conquistare una quota maggiore del mercato continentale.
L’avanzata dei marchi cinesi si inserisce in una fase di trasformazione dell’industria automobilistica europea, caratterizzata dalla crescita delle tecnologie elettrificate. Secondo i dati dell’associazione dei costruttori europei ACEA, nei primi mesi del 2026 le auto ibride hanno rappresentato il 38,2% delle nuove immatricolazioni nell’Unione Europea, mentre le ibride plug-in hanno raggiunto il 9,6%.
La maggiore presenza di veicoli prodotti in Cina ha aperto un confronto tra istituzioni europee e aziende automobilistiche sul modo di rispondere alla concorrenza. Il tema centrale riguarda il rapporto tra tutela della produzione locale, condizioni commerciali e rischio di una nuova fase di tensioni nei rapporti economici con Pechino.
Il confronto sui prezzi delle auto cinesi e la posizione di BMW
Il CEO di BMW Milan Nedeljković ha sollevato dubbi sui prezzi praticati da alcuni produttori cinesi sul mercato europeo. In un’intervista alla Frankfurter Allgemeine Zeitung, il dirigente ha dichiarato che alcune vetture vengono offerte a livelli che non risultano comprensibili dal punto di vista imprenditoriale, alimentando il dibattito sulla possibile presenza di squilibri competitivi.
Nedeljković non ha però chiesto un aumento dei dazi sulle importazioni. La posizione espressa dal numero uno di BMW punta invece su accordi volontari basati su condizioni considerate eque e su un confronto politico con la Cina per affrontare il problema dei prezzi e della concorrenza.
Il gruppo tedesco ha già criticato in passato l’utilizzo di misure tariffarie contro i veicoli cinesi, sostenendo che possano aumentare il rischio di un conflitto commerciale. BMW produce anche la Mini elettrica in Cina destinata all’esportazione, un elemento che rende il tema dei rapporti industriali tra Europa e Asia particolarmente rilevante per il settore.
La risposta di Pechino e le mosse dell’Unione Europea
Il governo cinese ha respinto l’idea che i produttori del Paese rappresentino la causa dei problemi dell’industria automobilistica europea. Il ministro del Commercio Wang Wentao ha difeso gli investimenti delle aziende cinesi nel continente e ha chiesto che le divergenze con l’Unione Europea vengano affrontate attraverso dialogo e negoziazione.
Bruxelles sta valutando strumenti per sostenere la produzione automobilistica europea e affrontare il crescente squilibrio commerciale con la Cina. Tra le ipotesi discusse dagli operatori del settore figurano anche possibili regole sui contenuti locali e un’estensione delle misure commerciali ai veicoli ibridi plug-in prodotti in Cina.
Il confronto coinvolge quindi due esigenze contrapposte: da una parte la volontà europea di proteggere la propria filiera automobilistica, dall’altra la necessità di mantenere aperti gli scambi con un mercato fondamentale per molte aziende del settore.
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