Tisg, la corsa contro il tempo per il salvataggio: una quindicina di pretendenti per gli yacht di lusso

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ECONOMIA Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Economia Redazione Economia   -   La partita per il futuro di The Italian Sea Group (Tisg), il gruppo della nautica di lusso con sede a Marina di Carrara e quotato in borsa, si gioca in poche settimane. Il termine ultimo per la presentazione delle offerte vincolanti, all'interno della procedura di ristrutturazione avviata sotto il Codice della Crisi d'Impresa, è stato fissato per il 26 ottobre.

Una deadline che incombe su un'azienda che, nonostante il prestigio dei suoi marchi – Admiral, Perini Navi, Picchiotti e Tecnomar –, si trova a dover fronteggiare un passivo di 258 milioni di euro e una perdita di 170 milioni, con un calo dei ricavi che ha toccato il 27%. Sul piatto, per i commissari giudiziali Niccolò Abriani, Riccardo Forgeschi e Manuela Olastri, c'è la selezione di un partner industriale o finanziario in grado di rilanciare il polo apuano.

La fase operativa del "Project George" e il ruolo degli advisor

La procedura, che porta il nome in codice di "Project George", è entrata nella cosiddetta Fase I, quella decisiva per la valutazione concreta delle manifestazioni d'interesse. Secondo le informazioni raccolte, il management straordinario, supportato dagli advisor finanziari Meti Corporate Finance e Kpmg Advisory, sta vagliando una rosa di una quindicina di potenziali acquirenti.

Si tratta di un mix che comprende nomi di spicco dell'imprenditoria industriale e primari fondi di investimento internazionali, attratti dal potenziale dei brand del gruppo, ma anche dalla necessità di fare i conti con i gravosi debiti e i crescenti costi delle materie prime. L'obiettivo dichiarato dei commissari è quello di assicurare una continuità aziendale che non solo ripiani le esposizioni, ma che salvaguardi il know-how produttivo e le centinaia di posti di lavoro coinvolti, sia diretti che nell'indotto, in una provincia storicamente legata alla cantieristica navale di alta gamma.

Il confronto istituzionale e le richieste di garanzie

Il quadro della vertenza si è arricchito di dettagli significativi in occasione del primo tavolo regionale, convocato a Firenze dal consigliere Valerio Fabiani, delegato per le crisi aziendali dal presidente Eugenio Giani. L'incontro, che ha visto la partecipazione dei commissari, delle organizzazioni sindacali, del Comune di Carrara con la sindaca Serena Arrighi e dell'Autorità di sistema portuale, ha messo in luce le profonde preoccupazioni delle parti sociali.

Al centro del dibattito, la richiesta di una "discontinuità" netta rispetto alle gestioni passate, una condizione che i sindacati e le istituzioni locali pongono come irrinunciabile per garantire la trasparenza e la sostenibilità futura. Assente al tavolo, seppur rappresentato a livello tecnico, il fondatore e presidente Giovanni Costantino, la cui figura resta centrale nelle dinamiche societarie ma che, in questa fase, sembra aver lasciato il campo all'azione dei commissari e alla ricerca di un nuovo corso per il gruppo.

I vincoli sulla concessione portuale e gli investimenti

Uno degli aspetti più caldi emersi durante la discussione in Regione riguarda la concessione demaniale che lega lo stabilimento di Marina di Carrara alle attività produttive. Le istituzioni, in particolare l'Autorità portuale, avrebbero posto paletti molto rigidi per eventuali cessioni future. La concessione, che scade nel 2072, dovrebbe essere vincolata alla salvaguardia dell'occupazione, con un programma di investimenti stimato intorno ai dieci milioni di euro per l'ammodernamento degli impianti e il mantenimento degli standard produttivi dei mega yacht.

Questo rappresenta un punto di non negoziabilità per i sindacati, che temono uno smembramento del polo o una rilocalizzazione parziale della produzione, e che considerano la proroga dell'utilizzo del bacino come leva per assicurarsi impegni concreti da parte del nuovo proprietario. La nuova convocazione del tavolo regionale, prevista per il 4 settembre, servirà a verificare lo stato di avanzamento delle manifestazioni di interesse e la risposta degli investitori a queste condizioni imposte dal territorio.

L'incognita dei tempi e la tutela dei lavoratori

Con l'asta per le offerte che si avvicina, il doppio binario su cui si muove la crisi aziendale diventa sempre più stretto. Da un lato, la procedura concorsuale deve trovare un acquirente disposto a rilevare il pacchetto di maggioranza e a rinegoziare il debito; dall'altro, le tutele occupazionali sono al centro delle richieste dei rappresentanti dei lavoratori, che chiedono certezze sui livelli occupazionali e sui volumi produttivi.

Il clima è di attesa, con gli advisor al lavoro per scremare le proposte pervenute e i commissari che vigilano sulla gestione quotidiana, mentre il territorio, consapevole dell'importanza strategica del cantiere, preme per un esito che non si traduca in un ridimensionamento del comparto nautico toscano. La prossima riunione in Regione sarà l'occasione per fare il punto sulla tenuta finanziaria delle offerte e sulla loro coerenza con il piano industriale previsto dal "Project George".

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.