Soldati nordcoreani in Russia, un test per la Cina

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La decisione di Pyongyang di inviare migliaia di soldati nordcoreani in Russia rappresenta un test, come mai prima d'ora, per i rapporti tra Pyongyang e Pechino. La Cina, che finora non ha mai condannato esplicitamente l'invasione russa dell'Ucraina, ha intensificato i rapporti commerciali e diplomatici con Mosca, cercando di presentarsi come forza di pace, sempre in contrapposizione con gli Stati Uniti. Mentre Xi Jinping incontra Vladimir Putin, il presidente polacco Duda si trova a Seul per colloqui con Yoon Suk Yeol, e le truppe di Kim Jong Un sono in Russia, al centro dei colloqui da una capitale all'altra resta il conflitto in Ucraina.

La presenza delle truppe nordcoreane dislocate in Russia solleva nuove preoccupazioni per il rischio di un conflitto di più ampia portata in Ucraina, che coinvolga attivamente un Paese terzo. Durante la conferenza stampa al termine del vertice dei Brics a Kazan, il presidente Vladimir Putin non ha smentito la notizia. Secondo il Financial Times, i soldati nordcoreani potrebbero essere inviati nella regione di Kursk, occupata dall'Ucraina ad agosto. La conferma arriva dall'intelligence sudcoreana, da quelle occidentali e di Kiev. Lo stesso 38esimo parallelo è tornato a vivere giornate di altissima tensione, giustificate dal lancio di droni con volantini anti-dittatura su Pyongyang. Alcune centinaia di metri delle autostrade, invero chiuse, che uniscono il Nord al Sud delle due Coree, sono state fatte clamorosamente esplodere. L’allarme suona in tutte le cancellerie del G7.

Alla conferenza stampa conclusiva del vertice Brics a Kazan, il presidente Vladimir Putin non ha smentito né confermato lo schieramento di truppe nordcoreane in Russia. Putin ha ricordato l'accordo di cooperazione tra Russia e Corea del Nord, aggiungendo che "che cosa ne facciamo è affar nostro".

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