Roberto Bolle porta la fiamma olimpica davanti alla Scala, mentre il ricordo corre a Cortina 1956 e ai mondiali del 1941

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La torcia olimpica, dopo un lungo viaggio, è giunta nel cuore di Milano, accolta da una folla festante lungo le vie del centro, in una giornata che ha visto tra i tedofori d’eccezione Roberto Bolle. L’étoile, un simbolo dello sport e dell’arte italiana nel mondo, ha ricevuto il fuoco proprio davanti al Teatro alla Scala, da lui definito la sua “casa”, percorrendo un tratto carico di emozione e di significato, in attesa del grande evento che, venerdì 6 febbraio, darà ufficialmente il via ai Giochi Invernali di Milano Cortina 2026 con la cerimonia di apertura allo stadio San Siro.

Il precedente del 1956: tra Olimpiadi e la grande ondata di gelo

L’attuale edizione, che unisce Milano e Cortina, riporta inevitabilmente la memoria al 1956, quando la località ampezzana ospitò i primi Giochi Olimpici invernali italiani. Quell’evento, in programma dal 26 gennaio al 5 febbraio, si svolse in condizioni meteorologiche particolarmente rigide, segnate da una scarsa copertura nevosa all’inizio ma immerse in quella che si rivelò essere una delle più intense e prolungate ondate di gelo del secolo scorso in Europa centro-meridionale. Le temperature, infatti, scesero progressivamente fino a toccare, a metà febbraio, valori estremi come i -20 gradi a Cortina stessa, e picchi ancora più bassi in altre località alpine e persino nella Pianura Padana, dove il termometro arrivò a segnare -26 gradi nelle campagne innevate.

Il fantasma dei mondiali del 1941 e la guerra cancellata

La storia olimpica di Cortina, però, affonda le radici in un periodo ancora più travagliato. Il precedente inquietante a cui si accenna risale al 1944, quando i Giochi invernali, originariamente assegnati alla località dolomitica, furono cancellati a causa del conflitto mondiale in corso. Già nel 1941, tuttavia, Cortina aveva ospitato i mondiali di sci alpino, un evento che, al di là della competizione sportiva, fu imbevuto della pesante simbologia dei regimi dell’epoca, con manifesti e rituali che ne facevano uno strumento di propaganda, come dimostrano le cronache dell’epoca che descrivono un’atmosfera pervasa da simboli e gesti ormai consegnati alla storia.

Da un’edizione all’altra: il filo della memoria

Il passaggio del testimone da Cortina 1956 a Milano Cortina 2026 non è, quindi, solo una questione sportiva ma anche un intreccio di memorie storiche e climatiche. Quella del 1956 rimane un’edizione ricordata per l’eccezionale ondata di freddo che l’accompagnò, un dato che si unisce alla complessa eredità degli eventi sportivi organizzati negli anni quaranta. Oggi, mentre un nuovo tedoforo di fama internazionale come Bolle corre per le strade di Milano, il cerchio sembra chiudersi, collegando idealmente diverse epoche attraverso il filo conduttore della fiamma olimpica e di una città, Milano, pronta a scrivere un nuovo capitolo di questa storia.

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