Il procuratore Viola risponde a Sala: "Nessuna interferenza, lasciate lavorare i pm"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La tensione tra il palazzo di giustizia e il comune di Milano, una tensione che per settimane era rimasta sopita sotto la cenere delle aule giudiziarie, è esplosa con una virulenza inaspettata all'indomani della sentenza che ha portato all'assoluzione piena di tutti gli imputati nel primo grande processo sulle vicende urbanistiche milanesi.

Se da un lato il sindaco Beppe Sala esprimeva soddisfazione per il verdetto sulla Torre di via Stresa, dall'altro non tratteneva l'amarezza per i toni utilizzati dagli inquirenti nel corso delle indagini, arrivando a parlare apertamente di "violenza verbale" e di una presunta "impostazione politica" che avrebbe caratterizzato il lavoro di una parte della Procura.

Una presa di posizione, quella del primo cittadino, che non è rimasta isolata, trovando anzi un pronto rilancio nelle dichiarazioni della vicesindaco Anna Scavuzzo, la quale, pur riconoscendo la legittimità e l'autonomia dell'azione inquirente, ha sottolineato come questa abbia di fatto appesantito il clima politico e amministrativo.

La replica del procuratore

A gettare acqua sul fuoco, o quantomeno a tentare di ristabilire un dialogo istituzionale che sembrava essersi incrinato, è stato il procuratore capo Marcello Viola. E la sua replica al sindaco, attesa proprio dopo il sollecito pubblico di Sala, è giunta netta e circoscritta: "Non c'è alcuna volontà di interferire con l'autorità amministrativa".

Viola, che ha voluto accanto a sé l'aggiunto Paolo Ielo in segno di compattezza, ha ribadito con fermezza che la Procura è un corpo unico che si muove in sintonia, smentendo quindi qualsiasi ipotesi di spaccatura interna o di azioni scoordinate. La strategia comunicativa del procuratore è parsa chiara: chiudere la polemica politica e riportare il dibattito all'interno dei binari tecnici e giudiziari. "Le sentenze non si commentano, si rispettano e se non si condividono si impugnano", ha affermato.

Un monito, questo, rivolto non solo alla politica ma anche ai suoi stessi sostituti, poiché ha aggiunto che l'ufficio attenderà le motivazioni della sentenza, attese per metà settembre, con la "massima serenità" per poi valutare il da farsi "senza idee preconcette".

Il caso e le tensioni

Il casus belli, a ricordarlo, è stato il processo sulla cosiddetta Torre Milano. Una vicenda che, per anni, aveva gettato un'ombra lunga e minacciosa sul futuro di numerosi interventi edilizi e, soprattutto, sulle vite di decine di famiglie. Il verdetto, che ha assolto tutti gli otto imputati, ha di fatto spazzato via le accuse più gravi. Tuttavia, se per la difesa e per il Comune si è trattato di una vittoria, per la Procura si è profilata l'occasione per una riflessione sulle modalità dell'azione giudiziaria.

Sala, commentando l'esito processuale, aveva parlato di "amareggiamento" per la durezza delle parole usate dai pm, parole che a suo dire miravano a delegittimare l'operato dell'amministrazione. La vicesindaco Scavuzzo, dal canto suo, aveva poi insistito sul fatto che l'azione di indagine, per quanto legittima, non debba "inquinare il clima" quotidiano dell'attività amministrativa, la quale, come ha tenuto a precisare, è "libera e innocente fino a prova contraria".

La scelta di rasserenare

Con il suo intervento, Marcello Viola ha quindi scelto di non raccogliere il guanto di sfida lanciato dal sindaco, il quale si era detto curioso di capire come il procuratore valutasse l'operato del suo stesso team. Piuttosto, il magistrato ha preferito invocare un clima di distensione. "Si lasci lavorare chi deve lavorare", ha esortato, aggiungendo che le indagini, per loro natura, producono inevitabilmente degli effetti sul territorio e sulla politica.

La risposta a Sala, dunque, non è stata una contro-accusa né una giustificazione, ma un appello alla separazione dei ruoli e al rispetto dei tempi della giustizia. Nel farlo, Viola ha ribadito l'unitarietà del suo ufficio, cercando di mettere una pietra sopra a una polemica che, a pochi giorni dal verdetto, rischiava di degenerare in uno scontro frontale tra due poteri dello Stato.

L'attenzione, ora, è tutta concentrata sulle motivazioni del dispositivo, che sola potrà eventualmente aprire scenari diversi, mentre nel frattempo le dichiarazioni di Viola sembrano aver temporaneamente placato, almeno sul piano formale, le acque agitate della politica milanese.

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