Il duello in casa Delfin esplode a Cernobbio: Leonardo Del Vecchio attacca Milleri e chiede un cambio di rotta per Essilux

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Leonardo Maria Del Vecchio sceglie le Tribune del Forum Ambrosetti per rompere gli indugi e alzare il livello dello scontro, ormai palese, all'interno della galassia Delfin. La holding di famiglia, che controlla il colosso dell'occhialeria EssilorLuxottica, è al centro di un braccio di ferro che non riguarda solo la gestione quotidiana, ma il futuro stesso dell'impero costruito dal fondatore. E il figlio del compianto patron non usa giri di parole: "Francesco Milleri non può decidere da solo. Altrimenti si chiamerebbe Millfin, anziché Delfin".

La frase, secca e chirurgica come una stoccata, riassume il clima di sospetto e la tensione accumulata in questi anni, delineando con chiarezza la posta in gioco di una partita che si gioca tra i consigli di amministrazione e le stanze del potere finanziario.

La stoccata sul "dualismo" e il crollo del titolo

L'intervento di Leonardo Maria Del Vecchio a Cernobbio si concentra su un concetto che per lui è ormai diventato insopportabile: il "dualismo". Un termine che usa per definire la contrapposizione, mediatica e strategica, tra la sua figura e quella dell'amministratore delegato di Essilux e Delfin, Francesco Milleri. Un dualismo che, a suo avviso, ha finito per oscurare l'oggetto reale della contesa, ovvero il destino di EssilorLuxottica, definita dall'erede come "il lascito, il vero investimento, la vera legacy di nostro padre".

Il richiamo al crollo del 50% del valore del titolo in Borsa non è un dettaglio secondario, ma il grimaldello per scardinare l'attuale gestione: un dato oggettivo, dice, che parla da solo e che richiede con urgenza un cambio di strategia e una nuova fase per l'azienda.

Il progetto per i prossimi dieci anni e l'accusa di immobilismo

L'erede del fondatore sposta quindi l'attenzione dal duello personale alla sostanza del problema: la gestione del patrimonio e la crescita futura. "Si parla troppo di me e Francesco, ma la cosa più importante è custodire e portare altri 10 anni di successi a EssilorLuxottica", ha affermato, delineando la sua priorità. Ma per fare questo, serve una governance diversa. E qui arriva la seconda bordata, questa volta indirizzata al consiglio di amministrazione della holding.

Secondo Leonardo Del Vecchio, il consiglio "dice di comandare", ma di fatto i risultati e la direzione intrapresa non corrispondono al ruolo di "custodi" che dovrebbero ricoprire. La sua critica si fa più aspra quando parla di "quattro anni di inattività o di attività diversa da quello che dovrebbe essere il ruolo di custodi di Delfin", un'accusa pesante che dipinge un quadro di immobilismo e di una gestione che ha tradito le aspettative e, forse, la volontà del fondatore.

La governance al centro della contesa

La questione, come emerge dalle parole dell'azionista, è squisitamente politica e riguarda l'architettura dei poteri. A chi gli chiede un parere sul riassetto di Delfin e sui vari progetti in ballo, la risposta è un secco rinvio alla responsabilità del board. "Di progetti ce ne sono tanti, però dovrebbero essere i membri del board a dirli, non gli azionisti", ha tagliato corto, ribadendo con ironia che, se è vero che il consiglio afferma di essere al comando, allora è giunto il momento che dimostri di saperlo fare.

Un messaggio chiarissimo: la pazienza è finita e la richiesta di un cambio di passo è ormai una condizione imprescindibile. La sfida è aperta, e le parole di Cernobbio suonano come un ultimatum a una governance che, agli occhi dell'erede, ha bisogno di essere riformata radicalmente per tornare a generare valore.

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