Garlasco, dagli appunti di casa Sempio nuove accuse sull'archiviazione dell'indagine
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Redazione Interno
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La nuova ondata investigativa sul cold case di Garlasco, che ha recentemente coinvolto l’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti con una perquisizione decisa dalla procura di Brescia, sembra trovare un ulteriore, significativo tassello in un secondo appunto, rinvenuto tra le carte della famiglia di Andrea Sempio, il quale, secondo gli inquirenti, chiarirebbe meglio la meccanica della presunta corruzione. Accanto alla già nota annotazione “Venditti Gip archivia x 20. 30. €”, che alluderebbe a un compenso per l’archiviazione delle indagini, un altro biglietto, di cui si è entrati in possesso, conterrebbe una frase che i investigatori considerano rivelatrice: “Se ora lo archiviano non lo indagano più sul Dna”. Questa nota, che si riferirebbe proprio alla decisione di archiviare il procedimento, appare come una preoccupata constatazione delle conseguenze giudiziarie che quella scelta avrebbe determinato, bloccando ogni accertamento sulla traccia genetica rinvenuta.
Il contesto dell'appunto e la richiesta di archiviazione
Il ritrovamento di questi foglietti, sui quali i genitori di Sempio avrebbero annotato le dinamiche della presunta corruzione, si inserisce in un quadro temporale ben preciso, ricostruito dalle indagini. Due mesi prima che Mario Venditti formalizzasse la richiesta di archiviazione per Andrea Sempio nell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, il sostituto procuratore generale di Milano Laura Barbaini gli aveva inviato un appunto ufficiale, intestato dalla Procura generale presso la Corte d’appello di Milano. In quella comunicazione, datata 17 gennaio 2017, si evidenziava come l’amico Marco Poggi “non risulta aver svolto alcun ruolo né risulta avere mai avuto alcuna collocazione nella vita di Chiara Poggi”, aggiungendo che, in base ai dati telefonici e informatici, “non esiste alcun contatto diretto tra i due soggetti” nei sei mesi precedenti l’omicidio, “né in epoca anteriore”.
Il dibattito pubblico sull'autenticità dei documenti
Proprio l’esistenza e la genuinità di questi appunti sono diventate oggetto di un acceso dibattito pubblico, che ha visto contrapporsi posizioni diametralmente opposte. In una recente diretta, un inviato ha fatto esplicito riferimento a un “nuovo pizzino” emerso nelle indagini, scatenando le immediate repliche dell’avvocato Massimo Lovati, il quale ha chiesto con tono polemico: “Dov’è questo secondo foglietto? Fatemelo vedere”. Questa richiesta, avanzata pubblicamente, sembra voler insinuare dei dubbi sostanziali sull’autenticità del documento o, in alternativa, sulla sua stessa esistenza, gettando un’ombra di controversia sul materiale sequestrato.
Le perquisizioni e il materiale sequestrato
Le recenti perquisizioni, autorizzate dal procuratore di Brescia Francesco Prete e dalla collega Claudia Moregola, hanno interessato non solo Mario Venditti ma anche due carabinieri e i familiari di Andrea Sempio, portando al sequestro di una serie di oggetti che gli investigatori ritengono di potenziale utilità per le indagini. Tra questi, sono stati prelevati computer, appunti manoscritti, ricevute e quaderni, tutti elementi che, una volta analizzati, potrebbero contribuire a far luce sulle intricate dinamiche di un caso che, a distanza di anni, continua a riservare sviluppi giudiziari inattesi.




