Autonomia differenziata, il Consiglio dei ministri vara i disegni di legge per quattro Regioni del Nord
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Redazione Interno
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L’autonomia differenziata torna a muoversi nel tratto conclusivo della legislatura, con una accelerazione che ha un peso politico immediatamente leggibile. Il Consiglio dei ministri ha varato i disegni di legge per attribuire ulteriori forme di autonomia a Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria in quattro materie: protezione civile, professioni, previdenza complementare e integrativa, e soprattutto tutela della salute.
Il passaggio arriva con un anticipo non banale rispetto ai 45 giorni previsti dalla trasmissione delle intese definitive da parte delle Regioni, avvenuta tra il 3 e il 22 settembre. Il testo, sotto forma di schema di disegno di legge, è ora destinato al Parlamento per il via libera definitivo.
La posta in gioco nel settore sanitario
È la sanità il terreno su cui si concentrano le attenzioni, perché da lì passa il nodo della mobilità interregionale e del finanziamento dei sistemi regionali. La legge n. 86 del 2024, che disciplina l’attuazione dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione, ha subito un intervento della Corte costituzionale con la sentenza n.
192 del 2024, che ha dichiarato illegittimi alcuni profili del testo, tra cui la delega legislativa per la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni priva di criteri direttivi adeguati e il ricorso a decreti del Presidente del Consiglio per l’aggiornamento dei medesimi livelli. La Consulta ha inoltre chiarito che il trasferimento deve riguardare specifiche funzioni legislative e amministrative, non intere materie o ambiti di materia.
Sul fronte sanitario, la Fondazione GIMBE è intervenuta in audizione al Senato sugli schemi di pre-intesa, chiedendo di sospendere l’iter o di subordinarlo a una moratoria fino alla definizione e al finanziamento dei livelli essenziali di assistenza sanitari, alla quantificazione dei costi standard e all’adozione di un sistema nazionale indipendente di monitoraggio degli effetti su accesso, equità e salute.
Secondo GIMBE, Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria presentano differenze rilevanti nelle performance dei livelli essenziali di assistenza, nella mobilità sanitaria, nella rinuncia alle cure e nella disponibilità di personale, e l’assenza di livelli essenziali definiti rischia di ampliare le diseguaglianze territoriali.
Il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, Filippo Anelli, ha osservato che il tema non è negare in astratto l’autonomia, ma impedire che la sua applicazione concreta in Regioni che partono da condizioni profondamente diverse finisca per ampliare i divari già esistenti, e ha sostenuto che la mobilità sanitaria dovrebbe essere sostenuta da un fondo nazionale speciale finanziato dallo Stato.
Il calendario delle intese e il precedente della mobilità sanitaria
Le intese definite dalle quattro Regioni sono arrivate sul tavolo dell’Esecutivo in un arco temporale ristretto, tra i primi giorni di settembre e la terza settimana del mese, e la lavorazione in Consiglio dei ministri ha seguito un percorso più rapido del previsto.
Il meccanismo della mobilità sanitaria è da tempo regolato da accordi bilaterali tra Regioni, previsti dal Patto per la salute e richiamati dalla normativa sui livelli essenziali di assistenza: si tratta di intese che fissano tetti economici e volumi di prestazioni per governare i flussi di pazienti, come nel caso dell’accordo siglato tra Emilia-Romagna e Calabria, valido dal primo novembre 2025 al 31 dicembre 2027, che prevede per la Calabria un tetto di 400mila euro per i ricoveri in strutture pubbliche e di 350mila per quelle private, e per l’Emilia-Romagna 11,5 milioni per i ricoveri Pubblici e 9,1 milioni per i privati.
Il congresso della Lega e la lettura politica dell’accelerazione
Il via libera del governo arriva a poche settimane dal congresso federale straordinario della Lega, convocato a Milano per il 24 e 25 ottobre, appuntamento in cui Matteo Salvini rimette la leadership nelle mani dei militanti. Il segretario del Carroccio ha commentato il provvedimento parlando di «una soddisfazione enorme, da ministro, da italiano e da leghista», rivendicando il risultato come una delle poste messe sul tavolo congressuale.
La tempistica è stata letta da numerosi parlamentari come un segnale di accelerazione in vista delle elezioni politiche, con la primavera del 2027 indicata come finestra possibile da una parte della maggioranza, anche se la linea prevalente resta quella di arrivare alla scadenza naturale della legislatura.
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