Il nuovo asse del gas tra Mosca e Pechino che ridisegna la geopolitica energetica
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Redazione Esteri
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La diplomazia energetica, da sempre strumento cardine per l’affermazione di influenza geopolitica, sta vivendo una trasformazione radicale, il cui epicentro si è manifestato durante i lavori dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai. È in quel contesto che Russia e Cina hanno siglato un memorandum d’intesa per la realizzazione di un nuovo gasdotto, un accordo che, sebbene ancora privo dei dettagli operativi fondamentali – come il prezzo definitivo, le tempistiche di realizzazione e le clausole contrattuali più spinose –, delinea con chiarezza una strategia condivisa: reindirizzare i flussi di gas un tempo destinati all’Europa verso il mercato cinese, chiudendo di fatto i rubinetti a ovest.
L’intenzione di Mosca, schiacciata dalle sanzioni occidentali, è palese e trova un partner disposto a dettare condizioni vantaggiose. Pechino, conscia della propria posizione di forza quale maggiore importatore mondiale di energia, non intende infatti pagare prezzi paragonabili a quelli che la Russia applicava ai clienti europei. Spingerà invece per tariffe vicine al mercato interno russo o, in alternativa, adotterà il modello già sperimentato col gasdotto Power of Siberia 1, che fornisce il gas più economico attualmente nel portafoglio cinese. Su aspetti cruciali come le clausole “take or pay” e i meccanismi di finanziamento dell’opera, la Cina detiene dunque un vantaggio negoziale difficilmente controbilanciabile.
Questo avvicinamento, per molti versi inedito, non è un fulmine a ciel sereno, bensì l’ultimo tassello di un avvicinamento politico ed economico progressivo. L’accordo sul gas, il cui valore è stimato in decine di miliardi di dollari, cementifica un’alleanza strategica che va ben oltre il semplice scambio commerciale, rafforzando quell’asse Mosca-Pechino che si propone come polo alternativo a quello occidentale. Una collaborazione che ridisegna gli equilibri globali, lasciando l’Unione Europea in una posizione di fragilità, soprattutto per via della sua base industriale non omogenea e della dipendenza energetica che fatica a diversificare.




