Kanye West e Travis Scott, il prefetto vieta i concerti a Reggio Emilia
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
La Rcf Arena di Reggio Emilia non ospiterà, dopo mesi di polemiche e incertezze che hanno tenuto banco non solo nella città emiliana ma anche sulle scrivanie dei vertici delle forze dell'ordine, i tanto attesi (e contestati) concerti di Kanye West e Travis Scott, previsti rispettivamente per il 17 e il 18 luglio nell’ambito del “Pulse of Gaia Festival”, l’evento nato dalle ceneri del mai decollato “Hellwatt Festival”.
È stata infatti una doccia fredda per i fan che avevano già acquistato i biglietti, la notizia del provvedimento firmato dal prefetto Salvatore Angieri, il quale, al termine di una riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica convocata il 25 maggio, ha ufficialmente decretato lo stop alle esibizioni.
Una decisione, questa, che arriva dopo le vibranti rimostranze sollevate dal Codacons e dalla Comunità ebraica di Modena e Reggio Emilia, le cui istanze hanno trovato terreno fertile nelle valutazioni tecniche legate alla gestione della folla e ai rischi concreti di disordini.
La mossa della prefettura
Nel dettaglio, il provvedimento si basa su un duplice ordine di motivazioni che vanno oltre la semplice pressione politica esercitata nelle settimane precedenti. Da un lato, la prefettura ha sottolineato la “stretta connessione temporale” tra i due eventi: due concerti di tale portata, capaci di attrarre un flusso massiccio di spettatori in meno di ventiquattr’ore in un’area come Campovolo (nota per i grandi raduni ma pur sempre limitata nella logistica di deflusso), sono stati giudicati a rischio per la sicurezza pubblica.
Dall’altro lato, e questo è forse l’aspetto più rilevante per comprendere la svolta autoritativa della prefettura, ha pesato il precedente internazionale del rapper Kanye West: l’annullamento dei suoi concerti in altre nazioni - a causa delle sue celebri dichiarazioni ritenute antisemite e filonaziste - ha fatto scattare l’allarme sul “concreto rischio di contromanifestazioni”. In pratica, l’ipotesi che la piazza potesse trasformarsi in un teatro di scontri verbali o fisici tra sostenitori e contestatori ha spinto il prefetto Angieri a usare l’art.
2 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, che nei casi di urgenza permette di adottare misure indispensabili per la tutela dell’ordine.
L’ombra delle polemiche
L’atmosfera, del resto, si era surriscaldata nei mesi scorsi proprio per la presenza di West, artista che nel 2025 ha suscitato scandalo vendendo magliette con la svastica e pubblicando brani dai titoli esplicitamente provocatori. Reggio Emilia, città decorata con la medaglia d’oro per la Resistenza, ha visto scendere in campo in prima linea l’Anpi e diversi esponenti politici locali, i quali avevano chiesto al governo di intervenire per negare il visto all’artista, esattamente come già fatto dal Regno Unito e dalla Francia.
Pur non avendo alcun potere diretto sul rilascio dei visti, il consiglio comunale si era espresso a favore di un ordine del giorno contro la presenza del rapper, ma fino all’ultimo la posizione ufficiale dell’amministrazione era stata quella di rimettersi alle valutazioni della prefettura in merito alla sicurezza. Non va dimenticato, inoltre, che l’organizzazione dell’evento aveva già mostrato diverse crepe: il direttore artistico Victor Yari Milani è stato allontanato dalla società C.
Volo (che gestisce l’arena) a causa di divergenze gestionali e di bilancio, un fattore che di certo non ha contribuito a infondere fiducia nelle istituzioni preposte al controllo.
Un hub musicale sotto stress
La Rcf Arena, lo ricordiamo, è una struttura rodata: con i suoi circa 103 mila posti a sedere (o in piedi) rappresenta uno dei principali hub italiani per i maxi eventi, abituata a gestire folle oceaniche in occasioni di concerti rock o raduni politici.
Tuttavia, la combinazione vincente (anzi, perdente) di questo caso specifico è stata l’unione di due fattori di disturbo difficilmente separabili: da una parte l’instabilità dell’intero progetto “Pulse of Gaia”, nato male e peggiorato nel tempo con problemi di vendita dei biglietti e nomi degli artisti ballerini; dall’altra la presenza di un artista che non solo porta con sé un bagaglio di odio simbolico, ma che ha visto cancellare i propri show in mezza Europa proprio per le stesse ragioni di ordine pubblico e sensibilità politica.
Il provvedimento ha quindi messo la parola fine a un braccio di ferro che sembrava non trovare soluzione, annullando di fatto l’attesissimo ritorno sui palchi italiani di West e la contemporanea presenza di Travis Scott, la cui esibizione era comunque avvolta nella nebbia delle conferme ufficiali fino a pochi giorni prima. È la pietra tombale su un festival che aveva sognato in grande, ma che si è infranto contro la realtà della logistica e della politica.




