Giorgetti: “Sullo scostamento non escluderei di muoverci da soli”
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Redazione Interno
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L’economia italiana, come un ferito grave in un pronto soccorso sotto organico, non può più attendere i lenti protocolli europei. Questa, in sintesi crudele, la metafora scelta dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti al termine della conferenza stampa di Palazzo Chigi dedicata al nuovo Documento di Finanza Pubblica (DFP). Di fronte a un quadro macroeconomico che mostra crepe sempre più profonde – con il Pil rivisto al ribasso allo 0,6% per il biennio 2026-2027 – il titolare del Mef ha alzato il tiro nei confronti di Bruxelles, ipotizzando una rotta solitaria qualora la flessibilità richiesta non arrivasse. “Ci muoveremo da soli? Non lo escluderei”, ha risposto secco ai cronisti, lasciando intendere che il governo è pronto a ricorrere a uno scostamento di bilancio anche senza il via libera dell’Unione, pur di tamponare le emergenze immediate.
Ospedale da campo e l’insufficienza dell’aspirina
La pressione che grava sulle spalle del ministro è resa vividamente dall’immagine del “medico in un ospedale da campo”, una definizione che Giorgetti ha condiviso con i suoi omologhi europei per descrivere la congiuntura attuale. “Abbiamo feriti che arrivano da tutte le parti e che dobbiamo curare”, ha spiegato, sottolineando come i tradizionali antidoti – che nella metafora stanno per le ordinarie manovre correttive – non siano più sufficienti. Il riferimento implicito è allo shock energetico derivante dai conflitti internazionali e al peso insostenibile della “montagna di fatture” lasciata dal Superbonus. Senza l’eredità dei bonus edilizi voluti dal governo Conte, ha ribadito Giorgetti, il nostro debito pubblico sarebbe già in discesa; la realtà è che per il 2026 e il 2027 gravano ancora rispettivamente rate da 40 e 20 miliardi che distorcono ogni previsione.
Il veto della burocrazia Ue e la sfida dei conti
A complicare il quadro si aggiunge la rigidità dei palazzi comunitari. Nonostante il deficit del 2025 si sia attestato al 3,1% – un risultato migliore del 3,3% previsto e che Giorgetti non ha esitato a definire una “sovraperformance” – l’Europa non concede ancora lo sconto richiesto. Il ministro, citando ironicamente l’arbitro Boskov a proposito del metro di giudizio sui parametri, ha liquidato le critiche sull’entità del disavanzo con un secco: “Rigore è quando l’arbitro fischia”. Ma dietro la battuta si cela la frustrazione per una procedura che rischia di soffocare la ripresa. Con una crescita ormai limata allo 0,6%, il governo cerca margini per rinnovare il taglio delle accise – in scadenza a maggio – e per sostenere le famiglie e le imprese, strozzate dal caro energia e dall’inflazione importata.
La strategia dello scostamento produttivo
Se lo scostamento verrà attuato, Giorgetti ha posto una condizione stringente: dovrà essere “assolutamente produttivo”. Non si tratterà, dunque, di una manovra a pioggia, ma di un intervento mirato a evitare che l’aumento dei costi di trasporto e dell’energia si ribalti sui prezzi al dettaglio, innescando una spirale inflazionistica difficile da arrestare. Le risorse, in parte, dovranno arrivare da un ulteriore sacrificio chiesto ai ministeri, mentre la Guardia di Finanza setaccia le anomalie legate all’edilizia. In questo scenario, l’Italia si prepara a settimane decisive: da un lato la trattativa con Bruxelles, dall’altro la concretezza dei conti pubblici, con il debito destinato a salire fino al 138,5% nel 2027 prima di una timidissima flessione. La pazienza del “medico da campo” sembra però agli sgoccioli.




