Bof e la frecciata a Salvini, il "generale" Vannacci celebra lo sbarco a Viareggio
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Redazione Interno
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L’operazione, battezzata con una metafora bellica che richiama lo storico D-Day del 1944, è stata ufficializzata ieri a Viareggio. Roberto Vannacci, ex generale oggi alla guida di Futuro Nazionale, ha accolto nelle sue file quattro nuovi deputati, descrivendo l’evento come un vero e proprio “sbarco” parlamentare. Tra i neo-arrivati, tutti accomunati da un passato nei partiti del centrodestra (Lega prima e Forza Italia dopo, in alcuni casi), la politica locale registra con particolare interesse il passaggio di Gianangelo Bof, deputato e sindaco di Tarzo.
Questi, in un’intervista rilasciata al Carlino, ha giustificato la sua scelta con una motivazione precisa e foriera di polemiche interne al Carroccio: l’assenza di risposte da parte del segretario federale Matteo Salvini.
La "vendetta" di Bof e il fantasma di Gentilini
Le dichiarazioni rilasciate da Bof, riportate dall’agenzia di stampa Askanews, hanno il sapore di un regolamento di conti tutto interno alla vecchia guardia nordista. Nel motivare l’addio, il deputato veneto ha spiegato di aver cercato un confronto con Salvini, rimasto però senza risposta. A farne le veci, nella narrazione di Bof, è una reminiscenza politica: nel generale Vannacci, famoso per le sue uscite controverse sull’omosessualità e la gerarchia razziale, l’esponente leghista rivedrebbe le fattezze di un certo Gentilini.
Il riferimento, implicito ma chiaro per chi segue la cronaca politica della provincia veneta, è a quello stile diretto e talvolta graffiante che fu del trevigiano Gentilini, storico braccio destro di Bossi e simbolo di una Lega più identitaria e meno “di governo”. Con questa operazione, Bof non abbandona semplicemente la nave: tenta di tracciare una linea di continuità ideale con un passato che nel Carroccio attuale, secondo la sua visione, si sarebbe perso.
I precedenti: il caso Bergamini e la stoccata di Marina Berlusconi
Non si tratta, va detto, di un’emorragia improvvisa ma di un lento stillicidio anticipato già nei giorni scorsi dalla stampa nazionale. Tra i quattro, spiccano i casi di Davide Bergamini e Attilio Pierro: entrambi, arrivati in Parlamento con la Lega, avevano compiuto un breve e sfortunato intermezzo in Forza Italia solo qualche mese fa. La loro transizione verso Futuro Nazionale ha provocato una reazione, seppur misurata, da parte dei vertici azzurri. Marina Berlusconi, presidente di Fininvest e figlia del fondatore, non si è detta preoccupata per le due defezioni.
L’imprenditrice, in un passaggio riportato dal Giornale, ha liquidato la questione come il frutto di “scelte sbagliate del passato”, indirizzando una chiara frecciata ai capigruppo Gasparri e Barelli che all’epoca avevano sponsorizzato l’ingresso dei due ex leghisti in Forza Italia. Una stoccata che conferma la volontà, da parte di Marina Berlusconi, di preservare l’identità liberal del partito senza rimpianti per chi sceglie di seguire la deriva più sovranista del generale.
Il "prof" Rinaldi e il gruppo che si allarga
Completa il quadro l’adesione di Antonio Maria Rinaldi, classe 1955, economista ed ex europarlamentare leghista. La sua figura, per i cronisti che hanno seguito le ultime legislature europee, è legata a una posizione fortemente critica nei confronti dell’euro e degli assetti finanziari di Bruxelles. Già in passato, come ricostruito da alcune cronache dell’epoca del governo gialloverde, la presenza di Rinaldi in convegni con esponenti del Movimento 5 Stelle aveva acceso i riflettori sull’asse euroscettico trasversale all’epoca esistente.
Con il suo arrivo, e quello degli altri quattro deputati, il gruppo di Futuro Nazionale alla Camera raggiunge quota otto componenti. Vannacci, dal canto suo, cavalca l’onda mediatica: durante la presentazione a Viareggio non ha mancato di ricordare i 94mila iscritti raggiunti dal movimento, rivendicando la capacità di attrarre consensi non solo dai “professionisti della politica” ma direttamente dal territorio.
Nessuna previsione sul futuro o calcoli elettorali, per ora; la cronaca registra solo un dato: la “pattuglia” si è fatta più corposa, e la geografia dei gruppi parlamentari ne esce ridisegnata.




