Futuro Nazionale, lo “sbarco” di Viareggio: quattro deputati lasciano Lega e Fi per Vannacci
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
L’hotel Principe di Piemonte a Viareggio, città d’adozione del generale, ha fatto da scenario ieri a quella che Roberto Vannacci – senza mai abbandonare la retorica militare che ne caratterizza l’ascesa – ha definito la propria operazione “Sbarco in Normandia”.
Se il 6 giugno richiama l’anniversario della più celebre operazione anfibia della storia, il fondatore e leader di Futuro Nazionale ha voluto celebrare l’arrivo di una nuova truppa di parlamentari nel suo schieramento: quattro deputati, due dei quali provenienti dalla Lega e due da Forza Italia, hanno ufficialmente aderito al movimento di estrema destra, mentre a loro si è aggiunto l’economista Antonio Maria Rinaldi, ex europarlamentare eletto con il Carroccio nel lontano 2019.
Con questi innesti, come ha dettagliato lo stesso Vannacci in conferenza stampa, la rappresentanza del partito alla Camera sale a quota otto seggi, un numero che – pur non essendo sufficiente per costituire un gruppo autonomo – costringerà i transfughi a riparare nel gruppo misto, ma che simboleggia una chiara accelerazione del progetto politico del generale.
Chi sono i quattro deputati e il “padre” Rinaldi
A varcare la soglia del partito fondato dall’ex vice della Lega sono, nello specifico, i deputati Domenico Furgiuele e Gianangelo Bof, entrambi usciti dal Carroccio, insieme a Davide Bergamini e Attilio Pierro, che fino a poche ore prima sedevano tra i banchi di Forza Italia.
Questi ultimi, come ha avuto modo di sottolineare la cronaca politica, avevano abbracciato il progetto azzurro solo lo scorso 20 gennaio, dopo aver già abbandonato la Lega, dimostrando una certa insofferenza – o forse una calcolata mobilità – nei confronti dei partiti tradizionali del centrodestra.
Oltre ai quattro parlamentari, il momento più significativo della giornata viareggina è stato però segnato dall’ingresso di Antonio Maria Rinaldi; presentato da Vannacci come colui che gli ha fatto “da padre” nei meandri delle istituzioni europee, l’economista euroscettico aveva messo a disposizione dell’allora neoeletto generale la propria scrivania a Bruxelles, guidandolo nei primi passi tra le corsie del Parlamento Ue.
Rinaldi, che porterà la propria competenza in materia fiscale e monetaria all’interno del neonato movimento, ha subito chiarito la sua posizione, sostenendo la necessità che la Costituzione italiana riprenda la “primazia” sul diritto europeo.
Numeri in crescita e la sfida alla legge elettorale
L’annuncio delle defezioni (che nell’immediato hanno suscitato comprensibile rammarico nelle segreterie di Matteo Salvini e Antonio Tajani, sebbene senza “stracciarsi le vesti”) è stato accompagnato da un’altra cifra che Vannacci ha voluto consegnare ai cronisti presenti nella sala liberty dell’hotel: gli iscritti al partito, secondo i dati diffusi dal leader, hanno ormai superato quota 94mila, un balzo in avanti di quattromila unità rispetto alle precedenti comunicazioni.
“I partiti hanno paura del voto dei cittadini”, ha tuonato l’ex generale della Folgore, lanciando una delle sue battaglie più identitarie: il ritorno delle preferenze nella legge elettorale. Secondo la sua analisi, attualmente – e lo ha ribadito con toni aspri – il Parlamento rischia di diventare una mera “espressione delle segreterie di partito”, mentre il sistema delle preferenze restituirebbe dignità al voto popolare, ristabilendo quella sovranità che nelle sue parole rappresenta un caposaldo ideologico.
Lo sguardo è già proiettato verso l’assemblea costituente del partito, in programma a Roma il 13 e 14 giugno, dove – come ha anticipato – verrà illustrato un programma completo che andrà ben oltre i temi della “remigrazione”, toccando scuola, energia, sicurezza e la sbandierata “primazia della politica sull’economia”.
La trincea di Furgiuele e il malessere leghista
Se Vannacci parla di sbarco, il neoacquisto Domenico Furgiuele – deputato calabrese di lungo corso – ha preferito declinare la scelta in un lessico più cupo e radicale, quello della “trincea” e del “combattimento”. In un lungo post pubblicato sui social per giustificare l’addio al Carroccio dopo dodici anni, Furgiuele ha scritto di non riconoscere più la “destra annacquata” né il “moderatismo senza anima” che a suo dire pervaderebbe l’attuale esecutivo, scegliendo deliberatamente la strada del general Vannacci per onorare l’idea.
Le sue parole, cariche di quella retorica bellica che ben si sposa con l’immaginario del fondatore di Futuro Nazionale, testimoniano un malessere profondo che – almeno stando agli umori raccolti a Montecitorio – non sembra confinato ai soli quattro deputati già passati all’incasso, bensì potrebbe preludere a ulteriori fulmini a ciel sereno in un centrodestra sempre più frammentato.
Da Viareggio, intanto, l’europarlamentare ha voluto ribadire che nessuna “questua” è stata fatta e che sono stati i parlamentari stessi a cercare il partito, convinti di sposare “la novità politica” più interessante degli ultimi anni.




