Chirurgia estetica 2026, il nuovo corso di Paolo Vittorini alla guida dei chirurghi plastici
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Redazione Salute
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L’Aquila si ritrova, suo malgrado, abituata a ricostruire. Stavolta, però, si tratta di una ricostruzione simbolica, quella che passa attraverso le mani – e la testa – di un chirurgo di fama nazionale. Paolo Vittorini, medico aquilano dal lungo cursus honorum, è stato infatti eletto alla presidenza nazionale dell’Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica (Aicpe). Un incarico, quest’ultimo, che non rappresenta solo un tributo alla carriera di un singolo professionista, ma anche un segnale preciso su dove stia andando la disciplina: lontano dai ritocchi vistosi e sempre più vicino a una filosofia d’intervento che potremmo definire “conservativa”. Lo stesso senatore Guido Quintino Liris, anch’egli medico, non ha esitato a definire la nomina “un prestigioso incarico”, sottolineando come la competenza di Vittorini fosse ormai riconosciuta ben oltre i confini regionali.
Addio ai volti “rifatti”, prevale l’armonia naturale
Le statistiche internazionali, raccolte e diffuse da testate specializzate come The Dermatologyst Digest, raccontano un cambiamento radicale nei desideri dei pazienti. Se un tempo si inseguiva la trasformazione radicale – zigomi altissimi, labbra over, fronti immobilizzate – oggi il mantra è un altro: preservare la propria fisionomia, magari alleggerendola di qualche segno del tempo, ma senza stravolgerla. Le procedure più richieste nel 2026, lo si legge nei report, sono quelle che promettono risultati “armoniosi” e “freschi”, termini che si stanno lentamente sostituendo a “diverso” o “perfetto”. In sostanza, si chiede al chirurgo di togliere, non di aggiungere, e di farlo con la delicatezza di un restauratore d’arte più che con l’audacia di uno scultore.
Il podio delle tre regine: seno, palpebre e… niente grasso
Quali sono, dunque, le tre operazioni più gettonate di questo nuovo corso? Sul podio, troviamo innanzitutto gli interventi al seno, che continuano a mantenere un primato incontrastato, sebbene con tecniche sempre meno invasive. Al secondo posto, si piazza la blefaroplastica, ovvero la chirurgia delle palpebre: un intervento, questo, capace di restituire uno sguardo riposato senza alterare l’espressività del viso. La terza, a sorpresa, non è un’operazione ma un calo drastico: crolla la richiesta di liposuzione chirurgica tradizionale, sostituita da una vera e propria valanga di richieste per device medicali a base di laser, ultrasuoni e radiofrequenze. Un cambiamento, quest’ultimo, che gli addetti ai lavori hanno ribattezzato ironicamente “effetto Ozempic”, dal nome del farmaco antidiabetico diventato popolarissimo come strumento dimagrante.
Il fenomeno Ozempic e l’addio al bisturi per il grasso localizzato
La correlazione, per quanto indiretta, è piuttosto chiara. Con la diffusione massiccia di questi farmaci per la perdita di peso, i pazienti arrivano in ambulatorio già con un più snello; quello che chiedono, a quel punto, non è più un grande intervento di asportazione del grasso (la cui richiesta in Italia è scesa del 20% nell’ultimo decennio), ma un semplice “rimodellamento” cutaneo. Si preferisce affidarsi a macchinari che rassodano e definiscono i contorni, senza i tempi di recupero lunghi né i lividi della classica cannula. Una tendenza, questa, che conferma un approccio più graduale e “liquido” alla bellezza, dove il paziente cerca il miglioramento progressivo, quasi quotidiano, piuttosto che la soluzione drastica e definitiva. Vittorini, da presidente, dovrà ora gestire questa transizione epocale, guidando i colleghi tra bisturi e nuove tecnologie, senza mai perdere di vista il principio che l’ha portato alla ribalta: la bellezza, per essere tale, deve sembrare quasi non fosse stata toccata.




