Morire di chirurgia estetica, l'ultima vittima è una donna di 47 anni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Ana Sergia Alcivar Chenche, originaria dell’Ecuador, è morta nella notte tra domenica e lunedì dopo essere stata sottoposta a una liposuzione in uno studio privato di Roma, nel quartiere Primavalle. Trasportata d’urgenza al Policlinico Umberto I a seguito di un malore, non ce l’ha fatta. A eseguire l’intervento, stando alle prime indagini, sarebbe stato un chirurgo che operava senza autorizzazione da tredici anni, nonostante sui social promettesse "il miglior prezzo del mercato italiano senza compromettere qualità e sicurezza".

Non è il primo caso del genere. Prima di lei, Margaret Spada e Simonetta Kalfus avevano perso la vita in circostanze analoghe, vittime di strutture prive dei necessari permessi o di professionisti che, pur vantando un curriculum, nascondevano precedenti giudiziari. La liposuzione, intervento presentato spesso come routine, comporta rischi non trascurabili, soprattutto quando viene eseguita in ambienti non adeguatamente attrezzati. L’obiettivo è rimuovere il grasso in eccesso per modellare il corpo, ma le complicazioni – embolie, emorragie, reazioni avverse all’anestesia – possono rivelarsi letali.

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