Fairford, settimo arresto a Londra. Gli esperti: serve una forza per la difesa del territorio
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Redazione Esteri
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La polizia antiterrorismo britannica ha arrestato un cittadino britannico di 22 anni nel quartiere di Westminster, a Londra, con l'accusa di preparazione di atti terroristici. Si tratta del settimo fermo legato all'incidente verificatosi la notte del 27 settembre scorso nei pressi della base aerea della Royal Air Force di Fairford, nel Gloucestershire, utilizzata dalle forze statunitensi.
L'uomo è stato bloccato martedì 6 ottobre; secondo quanto riferito dalle autorità, l'arresto rientra in un'indagine che resta aperta e che gli investigatori continuano a seguire su più piste.
Il quadro delle indagini
I fatti risalgono alla notte del 27 settembre, quando la polizia era stata allertata per la presenza di tre furgoni sospetti in transito verso la base. Un intero villaggio era stato evacuato e gli artificieri avevano ispezionato i mezzi, senza trovare esplosivi ma individuando una grande quantità di benzina. Cinque uomini di età compresa tra i 23 e i 25 anni erano stati fermati quella notte; un sesto uomo, un cittadino con doppia nazionalità britannica e iraniana, era stato arrestato il primo ottobre a Westminster.
Tutti e sei sono stati successivamente rilasciati su cauzione in attesa del proseguimento delle indagini. L'arresto di martedì porta dunque a sette il numero complessivo dei fermati.
Il ritiro dei bombardieri americani
Nel fine settimana gli Stati Uniti hanno ritirato all'improvviso tutti i dodici bombardieri B-1 dell'Aeronautica militare dislocati a Fairford, facendoli rientrare nelle basi di origine sul territorio americano. Secondo quanto riferito da funzionari statunitensi e britannici, la decisione sarebbe scaturita da nuove informazioni ricevute dai comandanti circa un possibile attacco con droni ordinato dalle Guardie rivoluzionarie iraniane.
Il presunto piano, sempre secondo queste fonti, sarebbe stato modellato su un'operazione ucraina condotta l'anno precedente contro basi russe, con droni lanciati da camion infiltrati in profondità. Il presidente americano Donald Trump ha confermato lunedì che vi erano state minacce, suggerendo un possibile collegamento con l'Iran: «Sì, penso che possiamo dirlo. Non se ne sono andati per caso», ha dichiarato ai giornalisti alla Casa Bianca.
La proposta di Chatham House
L'episodio di Fairford ha riacceso il dibattito sulla vulnerabilità delle infrastrutture militari britanniche. Secondo un commento di esperti pubblicato da Chatham House il 7 ottobre 2026, il Regno Unito dovrebbe costituire una forza dedicata esclusivamente alla protezione delle proprie basi e infrastrutture sul territorio nazionale. La minaccia ibrida di Iran e Russia, argomenta il think tank londinese, rende insufficiente l'assetto attuale.
Il caso di Fairford, con il ritiro dei bombardieri statunitensi e la catena di arresti che ne è seguita, viene indicato come l'esempio concreto di una fragilità che richiede una risposta strutturale e permanente.
Le reazioni di Londra e Washington
Il primo ministro britannico Andy Burnham ha dichiarato la scorsa settimana che il governo del Regno Unito ritiene vi siano «forti indicazioni» di un coinvolgimento iraniano nella vicenda, senza però specificare la natura del presunto complotto. Il portavoce di Burnham, interrogato sulla sicurezza della base dopo il ritiro dei bombardieri, ha risposto affermativamente, rimandando a una dichiarazione del ministro della Difesa Wes Streeting, il quale ha evocato «approcci collaudati per difendere le nostre basi nel paese e nel mondo».
Teheran ha negato qualsiasi coinvolgimento, pur avendo in passato affermato di considerare obiettivi legittimi le basi utilizzate per attaccare il proprio territorio.
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