Il record silenzioso dei trapianti e il muro delle opposizioni che cresce

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Salute Redazione Salute   -   Che si parli di donazione di organi e tessuti, in Italia, significa addentrarsi in una macchina organizzativa tra le più complesse del Servizio Sanitario Nazionale: una filiera che, integrando rianimazione, accertamento di morte, valutazione immunologica e logistica dei trasporti, rappresenta un modello di efficienza riconosciuto a livello europeo. I dati diffusi in occasione della Giornata nazionale della donazione, celebrata il 19 aprile, confermano il primato raggiunto dal sistema nel 2025, sebbene emergano contraddizioni significative nel comportamento dei cittadini. Secondo il report preliminare del Centro Nazionale Trapianti, lo scorso anno si è toccato un nuovo record storico con 2.164 donazioni effettuate, un incremento del 3,2% rispetto al 2024, che ha permesso di realizzare 4.697 trapianti; un risultato, quest’ultimo, che colloca l’Italia tra i primi Paesi in Europa con un tasso di 30,2 donatori per milione di abitanti.

L’eccellenza lombarda e la sfida della donazione a cuore fermo

A livello regionale, la Lombardia continua a giocare un ruolo da protagonista grazie a realtà come l’Asst Lariana, che si è confermata al secondo posto nella regione per attività di donazione a cuore fermo (DCD). Questa pratica, che prevede il prelievo di organi dopo l’arresto cardiaco e l’utilizzo di tecniche avanzate come l’ECMO, consente di ampliare la platea dei potenziali donatori laddove la morte encefalica non sopraggiunga. L’ospedale Sant’Anna di Como, non essendo un centro trapianti di riferimento, ha comunque contribuito a dare una nuova speranza di vita a 52 riceventi; un risultato, questo, ottenuto grazie a 12 donatori a cuore battente e 8 a cuore fermo, che testimonia l’impegno del coordinamento locale nel gestire una rete di procurement complessa e multidisciplinare.

L’ombra del diniego: quando la burocrazia incontra la paura

Tuttavia, se il fronte clinico avanza, quello della sensibilizzazione sembra arrancare su un versante inaspettato: quello anagrafico. La percentuale di opposizioni al prelievo espresse al momento del decesso in rianimazione si attesta attorno al 28,8%, sostanzialmente stabile; ma il dato che fa riflettere arriva dagli uffici comunali, dove la richiesta della Carta d’Identità Elettronica è diventata un momento di verifica civica. Nel 2025, infatti, quasi 4 giovani su 10 (nella fascia 18-30 anni) hanno detto "no" alla donazione, portando l’opposizione nazionale al 40,1% tra chi ha scelto di esprimersi sul documento. Un paradosso, questo, che vede crescere il numero di interventi grazie alla medicina d’urgenza mentre si innalza un muro culturale fatto di timori e disinformazione, come dimostra il calo dei consensi dal 63,7% al 59,9% in soli dodici mesi.

La lezione nelle aule e il valore della trasparenza

Proprio per contrastare questa deriva, Regione Lombardia ha voluto premiare gli istituti scolastici che si sono distinti nella promozione della cultura del dono. Durante il convegno “La cultura del dono” svoltosi a Palazzo Lombardia, l’assessore Guido Bertolaso ha riconosciuto il lavoro degli studenti, con l’Istituto Marconi di Dalmine primo classificato e l’Olivelli Putelli di Darfo Boario Terme a seguire; un segnale, questo, che le istituzioni intendono investire sulle nuove generazioni per ribaltare una tendenza che rischia di vanificare gli sforzi della rete trapiantologica. Se i numeri dicono che in Italia ci sono circa 8.000 pazienti in lista d’attesa, la sfida resta quella di tradurre l’efficienza chirurgica in una partecipazione civile più consapevole, smontando quel 30% di opposizioni che, secondo le stime, preclude la cura a circa 2.000 malati all’anno.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.