L’ospedale Maggiore di Bologna esegue per la prima volta un prelievo combinato di organi da donatore a cuore fermo
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Redazione Interno
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È stato eseguito per la prima volta all’ospedale Maggiore di Bologna un prelievo combinato di cuore, fegato e reni da un donatore a cuore fermo, una procedura che in medicina viene definita controlled Donation after Circulatory Death (cDCD) e che rappresenta una delle frontiere più avanzate nel campo dei trapianti. L’intervento, reso noto nelle scorse settimane dalle autorità sanitarie, è il frutto di una collaborazione che ha visto coinvolti il Centro Regionale Trapianti, l’Ausl di Bologna, l’Irccs Policlinico Sant’Orsola e il Policlinico di Modena, e assume un rilievo particolare perché, per la prima volta in questo ospedale, si è proceduto al prelievo del cuore, l’organo la cui sensibilità all’ischemia ne ha a lungo reso complicato l’utilizzo in queste specifiche condizioni. -2-6
La complessità della procedura, come spiegano i clinici, risiede nella necessità di operare con tempistiche serrate e nel pieno rispetto dei dettami normativi: la legge italiana, com’è noto, impone per l’accertamento del decesso con criteri cardiaci un periodo di osservazione di venti minuti consecutivi, durante i quali viene eseguito un elettrocardiogramma continuo che deve documentare l’assenza di attività elettrica del cuore, un lasso di tempo più lungo rispetto a quanto previsto in altri paesi europei dove il cosiddetto no-touch period si attesta solitamente sui cinque minuti. -2-6 È proprio questo rigoroso protocollo, che mira a garantire la certezza della morte prima di qualsiasi manovra, a rendere tecnicamente più complesso il recupero degli organi, in particolare del cuore, che deve essere successivamente riperfuso e rianimato per poterne valutare l’effettiva funzionalità in vista del trapianto. -6
La donazione a cuore fermo, che in Italia è stata autorizzata per il prelievo cardiaco solo a partire dall’aprile del 2023, si differenzia sostanzialmente dalla donazione da donatore in morte encefalica, quella che comunemente si definisce “a cuore battente”, perché in questo caso il prelievo avviene solo dopo che l’arresto cardiocircolatorio è stato definitivamente accertato. -2-7 Per far sì che gli organi, fegato e reni ma soprattutto il cuore, possano sopportare il periodo di ischemia conseguente all’arresto, si ricorre all’impiego di macchine per la perfusione, come ad esempio l’ECMO, che vengono attivate in tempi rapidissimi per garantire un’adeguata ossigenazione e preservare la vitalità dei tessuti fino al momento del prelievo vero e proprio, una fase che richiede il coordinamento di équipe multidisciplinari e l’impiego di tecnologie d’avanguardia. -1-5




