Kojima cancella la foto con Zerocalcare dopo le polemiche in Turchia

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Un semplice scatto, immortalato durante i giorni del Lucca Comics & Games, è stato sufficiente per innescare una reazione a catena dai risvolti imprevisti, che ha costretto uno degli artisti più celebrati dell’intrattenimento globale a una scelta drastica. Hideo Kojima, la mente visionaria dietro saghe videoludiche come Metal Gear, aveva pubblicato sui suoi profili social un’immagine insieme a Michele Rech, in arte Zerocalcare, ritraendolo con in mano una copia giapponese di “Kobane Calling”. Quel graphic novel, attraverso il quale l’autore italiano ha narrato la resistenza curda contro l’ISIS, ha rappresentato il detonatore di un malessere politico che, partendo dall’Anatolia, ha raggiunto gli schermi di tutto il mondo, trasformando un momento di incontro tra due linguaggi creativi in un caso internazionale.

La genesi della controversia

La fotografia, che in poche ore aveva superato la soglia dei quattro milioni e mezzo di visualizzazioni soltanto attraverso i canali ufficiali del game designer, è stata infatti rimossa senza che venisse fornita alcuna dichiarazione ufficiale a giustificazione del gesto. A colpire, oltre alla rapidità con cui il contenuto è stato eliminato, è stata l’assenza di un commento diretto da parte di Kojima, il quale – com’è noto – cura meticolosamente la propria comunicazione digitale. Le ragioni, tuttavia, hanno cominciato a delinearsi con chiarezza quando si è osservato il fiorire di vivaci proteste, alcune delle quali particolarmente accese, provenienti dalla Turchia, nazione dove l’opera di Zerocalcare, e in particolare “Kobane Calling”, è da tempo al centro di aspre critiche per la sua esplicita vicinanza alla causa curda.

La risposta di Zerocalcare

A dare una personale, seppur ironica, lettura dell’accaduto è stato lo stesso Michele Rech, il quale ha deciso di commentare l’episodio attraverso un video diffuso online. Senza scendere in polemiche dirette e mantenendo il tono dissacrante che caratterizza la sua produzione artistica, il fumettista ha così reagito alla cancellazione dell’immagine, un gesto che di per sé parlava con un’eloquenza maggiore di molte parole. Quella che poteva apparire come una semplice eliminazione da un social network assumeva, in questo modo, i contorni di una decisione maturata sotto la pressione di un dibattito politico ampio e complesso, nel quale le sensibilità internazionali si intrecciano con la libertà d’espressione degli artisti.

Il peso politico di un’immagine

La vicenda, al di là dei suoi protagonisti, getta una luce significativa sulle dinamiche che regolano la comunicazione pubblica delle personalità di fama mondiale, le quali si trovano spesso a dover mediare tra la spontaneità dei gesti e le conseguenze geopolitiche che essi possono innescare. Il fatto che un libro, tenuto tra le mani in una fotografia, possa scatenare un tale putiferio dimostra quanto il confine tra arte e attivismo sia, oggi più che mai, labile e carico di implicazioni. La scelta di Kojima, qualunque sia stata la motivazione interna che l’ha determinata, rimane un episodio emblematico di come la cultura popolare possa diventare, suo malgrado, un terreno di scontro per tensioni che trascendono il mondo dei fumetti e dei videogiochi.

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