L’Italia non è ancora pronta, e il pareggio non cancella i problemi

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Quello che si è visto a Dortmund, tra luci e ombre, è stato un ritratto impietoso di un’Italia ancora lontana dai livelli che contano. Se il 3-3 finale ha restituito un barlume di orgoglio, il primo tempo – un autentico disastro tattico e caratteriale – ha dimostrato quanto il cammino verso i Mondiali sia irto di ostacoli. Non basta rimontare, quando per 45 minuti si è stati travolti da una Germania superiore in ogni reparto, capace di approfittare di ogni ingenuità.

La doppietta di Moise Kean, autore di una prestazione vivace, e il rigore di Giacomo Raspadori hanno evitato il peggio, ma non illudano: il risultato, per quanto epico nel ribaltamento, nasconde fragilità che Spalletti non potrà ignorare. A cominciare dalla difesa, dove Gatti – rimediando un’ammonizione per un intervento eccessivo – ha confermato le proprie lacune nel gioco aereo e nella lettura delle situazioni. Davanti a lui, un centrocampo sovrastato: Ricci, pur talentuoso, è apparso in difficoltà contro la fisicità avversaria, mentre Politano, relegato in panchina, ha lasciato un vuoto che Frattesi non ha saputo colmare.

Quella di Musiala, gol nato da un’inspiegabile leggerezza italiana, è stata l’immagine più crudele di una squadra che, quando non concentrata, rischia il collasso. Eppure, c’è chi – come Sacchi – invita alla pazienza: "Spalletti è sulla strada giusta, serve tempo". Ma il tempo, in vista dei Mondiali, è un lusso che gli azzurri non hanno. Nagelsmann, al contrario, ha mostrato una Germania organizzata e spietata: Kimmich e Kleindienst, già protagonisti all’andata, hanno ribadito la loro pericolosità, mentre l’Italia faticava persino a impostare.

Il pareggio, insomma, non deve ingannare. Se nel secondo tempo c’è stata una reazione dignitosa, il merito è stato più dell’orgoglio che di un progetto chiaro. Spalletti, rinunciando alle sue sperimentazioni visionarie, ha cercato di semplificare il gioco, ma senza risolvere i nodi cruciali: troppi errori in fase di costruzione, troppe incertezze in marcatura. E mentre Kean – finalmente in forma – regalava speranze, altri hanno deluso: Maldini, per esempio, ha dimostrato di non essere ancora pronto per certi livelli.

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