Metro 2039 e il ritorno nell’oscurità dei tunnel moscoviti
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Redazione Scienza e Tecnologia
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L’annuncio di un nuovo capitolo della saga di Metro, quel “Metro 2039” che 4A Games ha finalmente svelato dopo anni di attesa, porta con sé una promessa che per i veterani del genere suona quasi come un avvertimento: quella di essere il capitolo più cupo e politicamente denso mai realizzato. Non si tratta solo di un’iperbole da ufficio marketing, visto che a confermarlo è lo stesso Dmitry Glukhovsky, l’artefice dei romanzi originali, il quale, dopo aver assistito a una presentazione privata del titolo, non ha potuto fare altro che avallare la direzione intrapresa dagli sviluppatori. Il gioco, che segna il ritorno nelle viscere claustrofobiche della metropolitana dopo la parentesi più “aperta” di Exodus, sembra voler alzare l’asticella dell’oppressione psicologica, abbandonando le vaste distese radioattive per concentrarsi di nuovo su quegli angusti cunicoli che avevano decretato il successo dei primi episodi. E se la saga è sempre stata abile nel mescolare azione e sopravvivenza, stavolta il tasso di angoscia promette di toccare picchi mai raggiunti prima.
Un teaser che non lascia scampo tra cadaveri e mutantiA corroborare questa tesi ci ha pensato un teaser del gameplay, rilasciato a pochissima distanza dall’annuncio ufficiale, che getta lo spettatore direttamente nel cuore pulsante del terrore. Le sequenze, della durata di un pugno di secondi ma terribilmente intense, ritraggono il nuovo protagonista mentre vaga all’interno di una stazione abbandonata; l’esplorazione, inizialmente cadenzata da un silenzio irreale, si interrompe bruscamente di fronte al cadavere di un uomo. È in quel preciso istante, quasi come se l’odore del sangue fosse un richiamo per loro, che orde di feroci mutanti individuano la preda e scatenano un inseguimento forsennato. La corsa disperata lungo le scale che conducono ai binari, l’assalto improvviso di una delle creature che riesce a saltare addosso al personaggio e la colluttazione che ne segue (risolta con un colpo di pugnale) sono frammenti di un horror puro che 4A Games padroneggia alla perfezione. Solo l’arrivo dei rinforzi armati e la chiusura delle porte blindate dell’insediamento sembrano porre fine all’incubo in quella specifica sequenza, lasciando però intravedere una lotta per la sopravvivenza che sarà estenuante.
Politica e autoritarismo: la metropolitana come riflesso della storia recenteCiò che distingue però questo “Metro 2039” dai suoi predecessori non è solo la direzione artistica, più cupa che mai, ma l’impalcatura narrativa su cui poggia l’intera avventura. A distanza di un anno dalla rielezione di Trump negli Stati Uniti – un evento che ormai non fa più notizia ma che segna comunque lo sfondo geopolitico attuale – il gioco di 4A Games sceglie di sporcarsi le mani con una critica diretta ai regimi autoritari. La storia è ambientata nel 2039, a un quarto di secolo dalla guerra nucleare, e presenta una realtà in cui le varie fazioni della metro si sono unite sotto un unico stendardo: il cosiddetto Novoreich. A capo di questo regime totalitario c’è un leader carismatico ma spietato, un cacciatore leggendario noto come “Hunter” (o “Führer” in alcune descrizioni), che promette la salvezza in superficie mentre in realtà sommerge la popolazione con propaganda e sofferenza. È un ritorno alle origini ma con una maturità di scrittura diversa, influenzata inevitabilmente – come ammesso dagli stessi sviluppatori – dal dramma dell’invasione russa in Ucraina; il team, composto in larga maggioranza da ucraini, riversa in questo capitolo una visione disillusa e rabbiosa del concetto di potere e libertà.
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