Stellantis, via ai test su strada per le batterie allo stato solido: la Dodge Charger Daytona diventa un laboratorio viaggiante
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Redazione Economia
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Il gruppo automobilistico guidato da Carlos Tavares (sebbene le recenti riorganizzazioni abbiano modificato diversi assetti dirigenziali, la strategia industriale rimane in capo all’attuale amministrazione) ha deciso di compiere un passo decisivo verso la prossima generazione di mobilità elettrica, annunciando l’avvio della sperimentazione su strada di un veicolo equipaggiato con batterie allo stato solido.
Questa tecnologia, a lungo considerata il Sacro Graal del settore per via della promessa di densità energetiche inaudite e tempi di ricarica fulminei, abbandona quindi i confini protetti dei laboratori per affrontare l’asfalto e le condizioni reali di guida. La vettura scelta per questo ambizioso banco di prova, una Dodge Charger Daytona opportunamente modificata e trasformata in un “laboratorio viaggiante”, circola già nel continente nordamericano, raccogliendo dati preziosi che determineranno il futuro dell’intero gruppo.
Il protocollo FEST e la partnership con Factorial
L’integrazione delle celle è frutto della collaborazione, iniziata ormai diversi anni fa, con l’azienda americana Factorial Energy, una startup specializzata nello sviluppo di elettroliti solidi.
A differenza delle tradizionali batterie agli ioni di litio, che utilizzano un elettrolita liquido infiammabile e limitano la compattezza delle celle, la tecnologia proprietaria denominata FEST (Factorial Electrolyte System Technology) promette un salto di qualità notevole: si parla di una densità energetica di circa 375 Wh/kg, un valore sensibilmente più alto rispetto alle migliori controparti attuali.
Ma il dato forse più sorprendente per l’utente medio, abituato a lunghe soste alle colonnine, riguarda la velocità di ricarica: le stime preliminari, validate durante i test di laboratorio del 2025, indicano la possibilità di passare dal 15% al 90% della capacità in soli 18 minuti. Se confermati su larga scala, si tratterebbe di un vantaggio competitivo enorme per abbattere uno dei principali ostacoli psicologici all’acquisto dell’auto elettrica, vale a dire l’ansia da autonomia e i lunghi tempi di sosta.
Le difficoltà commerciali della vettura banco di prova
La scelta di utilizzare proprio la Charger Daytona come cavia, peraltro, non è casuale ma nasce da una contingenza di mercato piuttosto complicata per il marchio Dodge. I dati relativi alle vendite sul mercato statunitense dipingono un quadro di profonda crisi per questo modello che, nonostante le premesse da “muscle car” elettrica, ha faticato a imporsi. Nel corso del 2025, sono state consegnate ai clienti solamente 7.
421 unità della versione full electric, ma il dato più allarmante riguarda l’andamento recente: dopo aver toccato un preoccupante picco negativo nel quarto trimestre del 2025, con appena 346 vetture immatricolate, il crollo è proseguito nel primo trimestre di quest’anno, fermandosi a quota 240 esemplari. Una débâcle che riflette la difficoltà di riconvertire un’icona amata dagli appassionati di V8, i quali evidentemente non hanno gradito il passaggio forzato alla trazione elettrica.
L'ingegneria dell'integrazione e le prospettive del programma
Dal punto di vista tecnico, gli ingegneri di Stellantis hanno dovuto superare non poche difficoltà per alloggiare le nuove celle allo stato solido all’interno del pacco batterie esistente, progettando un’architettura meccanica brevettata che consentisse di sfruttare al meglio le proprietà dell’elettrolita solido senza compromettere la sicurezza passiva dell’abitacolo.
Sono stati inoltre rivisti e ottimizzati i sistemi di controllo termico e i software di gestione dell’energia, con l’obiettivo di garantire prestazioni costanti anche in condizioni climatiche estreme (l’intervallo operativo dichiarato spazia dai -30 °C fino ai +45 °C). Come dichiarato dal chief technology officer del gruppo, Ned Curic, lo sviluppo di una batteria è un atto di bilanciamento continuo, dove non basta ottimizzare un singolo parametro, ma è necessario che l’intero sistema funzioni come un ecosistema armonico.
Questo programma di test, che si preannuncia lungo e meticoloso, mira proprio a verificare l’affidabilità di questo equilibrio nella guida di tutti i giorni, gettando le basi per una possibile industrializzazione su larga scala che potrebbe rivoluzionare l’offerta del costruttore nei prossimi anni.




