Morbillo, l'Italia resta prima in Europa per numero di casi: pesa la copertura della seconda dose

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Redazione Salute Redazione Salute   -   L'Italia si conferma il Paese dell'Unione europea e dello Spazio economico europeo con il maggior numero assoluto di casi di morbillo segnalati nell'arco di dodici mesi. Secondo l'ultimo rapporto di sorveglianza dell'European Centre for Disease Prevention and Control, riferito al periodo compreso tra settembre 2025 e agosto 2026, nel nostro Paese sono state notificate 653 infezioni, pari al 28 per cento dei 2.335 casi complessivamente registrati nell'area UE/SEE.

Alle spalle dell'Italia si collocano Bulgaria, Romania, Spagna e Francia, mentre il primato italiano riguarda il numero assoluto delle segnalazioni e non l'incidenza rapportata alla popolazione.

Il peso della seconda dose e le lacune territoriali

A pesare sul quadro epidemiologico italiano è soprattutto la copertura vaccinale, in particolare quella relativa alla dose di richiamo. Stando alle stime Oms-Unicef riferite al 2024, la prima dose si attesta su valori prossimi alla soglia del 95 per cento raccomandata per l'immunità di gregge, ma la seconda dose si ferma a una media nazionale dell'84,45 per cento.

Esistono poi divari territoriali significativi: in province autonome e regioni come Bolzano, Sicilia e Campania la copertura per il richiamo scende ben sotto il 75 per cento, lasciando ampie fasce di popolazione giovane-adulta senza protezione completa. Il morbillo, del resto, è tra le infezioni virali più contagiose conosciute e un singolo caso può infettare fino a diciassette persone in assenza di immunizzazione.

L'andamento dei contagi e il confronto con il resto d'Europa

L'analisi mensile dei dati mostra come la curva italiana abbia raggiunto il picco in primavera, per poi imboccare una progressiva discesa. Ad aprile 2026 si è registrato il massimo con oltre 170 notifiche in un solo mese, mentre ad agosto il numero è sceso a 18 casi, facendo scivolare l'Italia al terzo posto nella classifica mensile europea. L'Ecdc invita comunque alla prudenza nel leggere i dati più recenti, che possono risentire di ritardi nelle notifiche e di successive revisioni.

Il confronto con gli altri Paesi europei resta impietoso sul piano dell'incidenza: rapportando i casi alla popolazione residente, l'Italia registra 11,1 notifiche per milione di abitanti contro una media continentale di 5,1, ma è la Bulgaria a guidare questa particolare graduatoria con 87,6 casi per milione.

La lezione del Bangladesh e il rischio di ritorno del virus

Il quadro italiano si inserisce in un contesto internazionale che vede il morbillo tornare a colpire con durezza anche in aree dove sembrava sotto controllo. Il caso più drammatico è quello del Bangladesh, dove dal marzo 2026 è in corso la peggiore epidemia al mondo per numero di contagi: oltre 202 mila casi sospetti e 1.147 decessi, con la maggior parte delle vittime rappresentata da bambini sotto i cinque anni.

La crisi asiatica è stata favorita da interruzioni nell'approvvigionamento dei vaccini, da lacune nei programmi di immunizzazione di routine e dall'assenza di campagne nazionali su larga scala dal 2020, fattori che hanno progressivamente eroso una copertura che nel 2024 l'Oms e l'Unicef stimavano ancora attorno al 96 per cento per la prima dose.

Il governo di Dacca ha avviato una campagna straordinaria per vaccinare milioni di bambini rimasti esclusi, ma l'episodio dimostra quanto rapidamente gli spazi di immunità lasciati aperti possano trasformarsi in focolai difficili da contenere.

Chi colpisce il virus e perché la seconda dose è decisiva

I dati europei tracciano un profilo chiaro delle persone colpite: tra i casi per cui è noto lo stato vaccinale, oltre sette su dieci non avevano ricevuto alcuna dose, mentre una quota minoritaria era parzialmente o completamente immunizzata. Le fasce più esposte restano i bambini piccolissimi, che non possono essere vaccinati prima dei dodici mesi nella maggior parte dei calendari nazionali, e i giovani adulti che in passato hanno saltato il richiamo.

La protezione dei lattanti dipende quindi in larga misura dall'immunità collettiva, che si costruisce solo mantenendo elevate le coperture per entrambe le dosi a ogni livello territoriale. In questo senso, il divario italiano sulla seconda somministrazione rappresenta il punto critico su cui si concentrano le raccomandazioni delle agenzie sanitarie, che chiedono di recuperare le vaccinazioni mancate tra adolescenti e adulti giovani prima che il virus trovi nuovi spazi per circolare.

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