Il Papa alla messa di Natale: "Penso alle tende di Gaza esposte al freddo, ai rifugiati, a chi è senza dimora"
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Redazione Esteri
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Nella Basilica di San Pietro, gremita di fedeli per la solennità del Natale, Papa Leone XIV ha rivolto un'accorata riflessione sulle sofferenze del mondo contemporaneo, partendo proprio dal simbolo della fragilità della Natività. Durante l'omelia della messa del giorno, il Pontefice ha infatti legato l'immagine del Verbo che "ha stabilito fra noi la sua fragile tenda" alla drammatica condizione di milioni di persone. "Come non pensare", ha esclamato con tono partecipato, "alle tende di Gaza, da settimane esposte alle piogge, al vento e al freddo", estendendo poi il pensiero a tutti coloro che, in ogni continente, vivono la medesima precarietà, dai profughi ai rifugiati, fino alle migliaia di persone senza dimora costrette a ripari di fortuna all'interno delle stesse città che abitiamo.
La denuncia contro i "discorsi di menzogna" e l'indifferenzaLa pace che nasce dalle rovine e la responsabilità comune
Il filo conduttore dell'intervento del Pontefice è stata proprio la pace, tema ripreso e approfondito nel successivo messaggio Urbi et Orbi dalla Loggia Centrale. Davanti a una piazza San Pietro affollata nonostante il maltempo, Leone XIV ha ribadito più volte la parola "pace", invocandola per ogni scenario di tensione sul globo. La sua visione, però, non è quella di un concetto astratto o di un dono calato dall'alto senza coinvolgimento umano. Al contrario, il Papa ha delineato una pace che "nasce fra rovine", dalle macerie materiali e morali dei conflitti, e che proprio da lì "invoca nuove solidarietà". Una costruzione, questa, che diventa "responsabilità comune" e che richiede a tutti di non lasciarsi vincere dalla rassegnazione o, peggio, dall'inerzia del cuore.
Il Verbo fattosi carne nella povertà di una stalla
A fondamento teologico e spirituale di ogni considerazione c'è stato il continuo richiamo al mistero dell'Incarnazione, evocato anche dal canto della Schola durante la liturgia. Il "Verbo fattosi carne", ha spiegato Leone XIV, è una "parola che agisce" e che "non è mai senza effetto", scegliendo di venire al mondo non nella potenza ma nella vulnerabilità più assoluta, "in una stalla nella notturna oscurità". Questa scelta divina, questa incarnazione nella povertà, diventa il parametro ineludibile attraverso cui leggere le sofferenze attuali e il dovere della risposta. La fragilità della tenda di Betlemme, insomma, si riverbera in quella delle tende di Gaza e di ogni altro luogo di desolazione, chiamando in causa la capacità di risposta di ogni credente e di ogni persona di buona volontà, in un momento in cui le tensioni internazionali, dalla crisi in Medio Oriente al contesto globale con il nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump, rendono l'appello alla riconciliazione più urgente che mai.




