Harry perde la causa contro il Daily Mail, il giudice archivia le accuse di spionaggio

Harry perde la causa contro il Daily Mail, il giudice archivia le accuse di spionaggio
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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il ritorno a Londra del principe Harry si sta rivelando un’esperienza tutt’altro che piacevole, segnata com’è dall’esito negativo dell’ennesimo capitolo della sua lunga disfida con la stampa popolare britannica. Mentre il duca di Sussex faceva la sua prima comparsa pubblica della giornata alla prestigiosa Chatham House, per un incontro dedicato agli Invictus Games, i giochi sportivi per militari invalidi di cui è patron, il verdetto dell’Alta Corte veniva depositato in forma scritta, consegnandogli una sconfitta giudiziaria che ha lasciato il segno.

Harry, visibilmente scosso dalla sentenza, ha così visto sfumare le proprie ragioni in un tribunale che, ancora una volta, ha scelto di non sposare la sua tesi nei confronti di un sistema editoriale che lui considera persecutorio.

Le accuse di metodi illeciti e la replica del giudice

La causa, intentata dal secondogenito di re Carlo insieme ad altre celebrità di spicco come Elton John, suo marito David Furnish, le attrici Elizabeth Hurley e Sadie Frost, l’ex parlamentare Sir Simon Hughes e la baronessa Lawrence di Clarendon, mirava a colpire l’Associated Newspapers, editore del Daily Mail e del Mail on Sunday. L’accusa mossa contro il gruppo editoriale era pesante: aver reperito e diffuso notizie nell’arco di due decenni attraverso una serie di metodi illeciti, tra cui lo spionaggio illegale, violando sistematicamente la privacy dei ricorrenti.

Tuttavia, il giudice Nicklin, dopo aver esaminato le prove portate dagli attori, le ha giudicate non sufficientemente convincenti per sostenere le gravi imputazioni, archiviando la causa che ammontava a circa 58 milioni di euro.

Un diritto di cronaca che prevale sulla privacy

La decisione dell’Alta Corte di Londra riafferma, nei fatti, il principio secondo cui il diritto di cronaca, in determinate circostanze, può prevalere su quello alla riservatezza, un tema delicato che nessuno conosce meglio della famiglia reale inglese. Il confine tra un innocuo gossip e una persecuzione mediatica è sempre sottile, e Harry, da tempo, sostiene che la stampa popolare e populista del Regno abbia ampiamente superato quel limite nei suoi confronti e in quelli di sua moglie Meghan.

Ma per il giudice, le testimonianze e i documenti presentati dai querelanti richiedevano prove più consistenti e inequivocabili per dimostrare che l’editore avesse deliberatamente orchestrato un sistema di raccolta informazioni basato su attività illecite.

Un verdetto amaro in una giornata già difficile

La tempistica del verdetto ha reso l’amaro epilogo ancora più significativo, perché è arrivato proprio mentre Harry tornava a esibirsi in un ruolo pubblico sul suolo britannico, tra l’altro in un’occasione a lui particolarmente cara come quella degli Invictus Games. Veterano dell’Afghanistan, il duca ha sempre trovato in questo evento un motivo di orgoglio e riscatto personale, ma la sentenza ha inevitabilmente gettato un’ombra sulla sua visita.

La battaglia legale contro i tabloid, che Harry aveva intrapreso anche per difendere la moglie Meghan dall’assillo mediatico che aveva contribuito alla loro scelta di allontanarsi dalla vita istituzionale, si è dunque conclusa con un nulla di fatto sul piano giudiziario, lasciando però aperte tutte le questioni di fondo sul rapporto, sempre conflittuale, tra i Sussex e una parte dell’informazione britannica.

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